FASCIA DI GOLDILOCKS NEI SISTEMI BINARI

Se una stella di passaggio ti allarga la vita

Attraverso simulazioni al computer, una studentessa e un ricercatore dell’università di Sheffield hanno osservato l’effetto sulla zona di abitabilità di un sistema con due soli che incontra una sterza stella. I risultati dello studio sono pubblicati oggi su Monthly Notice of the Royal Astronomical Society

Crediti: Nasa

La vita sul nostro pianeta dipende dalla nostra stella: il Sole. Tutti i cicli naturali conosciuti, direttamente o indirettamente, dipendono da essa: nella zona dove il nostro pianeta si trova, la cosiddetta zona di abitabilità, ha creato le condizioni affinché questi cicli fossero possibili e la vita comparisse, a partire dalla formazione delle molecole più semplici. Dunque attorno alle stelle c’è una zona di abitabilità, dove sono presenti le condizioni minime per l’esistenza della vita così come la conosciamo, prima fra tutte l’esistenza di acqua in fase liquida. E se le stelle, anziché essere singole, sono doppie? Se cioè fanno parte di un sistema binario? Cosa succede alla zona di abitabilità? Complicando ancor più lo scenario: e se una terza stella dello stesso ammasso si dovesse trovare a passare nei dintorni, cosa potrebbe accadere? Sono le domande alle quali hanno cercato di rispondere, attraverso delle simulazioni, due astronomi dell’università di Sheffield (Regno Unito), i cui risultati sono oggi pubblicati su Monthly Notice of the Royal Astronomical Society. 

La zona di abitabilità è la regione in cui la temperatura della radiazione solare non è né troppo calda né troppo fredda, ma tale da supportare la vita e il suo sviluppo in un pianeta che in questa zona vi si trovi dentro. Si capisce così perché la zona si chiami anche Goldilocks zone: dal personaggio “Riccioli d’oro” – Goldilocks in inglese – della fiaba per bambini Riccioli d’oro e i tre orsi, la cui giovane protagonista sceglie, di tre elementi, sempre quello di mezzo, ignorando gli estremi, fedele al principio della massima latina – in medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo. Viene da sé che se un pianeta si dovesse trovare fuori da questa zona di abitabilità, la formazione di molecole complesse necessarie per la vita così come la conosciamo è improbabile che avvenga. Ma cosa succede, dicevamo, quando la stella in questione non è una ma sono due? La domanda non è oziosa: si stima che circa un terzo dei sistemi stellari nella nostra galassia siano costituiti da due o più stelle, e questa frazione è ancora più alta quando si tratta di giovani stelle.

Ora, se le due stelle sono separate da una distanza relativamente grande, ognuna avrà la sia zona di abitabilità, la cui estensione sarà governata dalla radiazione emessa da ciascuna stella individualmente. Ma se le due stelle sono vicine, le zone di abitabilità si fondono, dando origine a una regione abitabile più estesa, aumentando quindi la probabilità che un pianeta del sistema possa offrire condizioni adatte a ospitare la vita. E un avvicinamento delle due stelle può avvenire a seguito dell’incontro con una terza stella, in transito nei dintorni del sistema binario.

Condotte utilizzando un modello messo a punto da una studentessa, Bethany Wootton, e dal ricercatore Richard Parker, le simulazioni ora pubblicate su Mnras hanno permesso di osservare esattamente questo: gli effetti dell’avvicinamento delle due compagne di una binaria – a seguito della perturbazione indotta da una terza stella di passaggio – sull’estensione della zona di abitabilità. In una tipica nursery stellare con 350 stelle binarie, i due astronomi hanno stimato che venti sarebbero costituite proprio da stelle molto ravvicinate, compresse, e con una zona di abitabilità più estesa. In alcuni casi, inoltre, è emerso che anche le zone di abitabilità di stelle ampiamente separate coincidevano, il che incrementa ulteriormente la possibilità, per un pianeta che si trovasse attorno a una o entrambe le stelle, di sviluppare la vita.

«L’esistenza della vita altrove nell’universo è una fra le domande fondamentali che la scienza moderna si pone, e abbiamo bisogno di ogni piccolo indizio che possa aiutarci a rispondere a questa domanda», dice Wootton. «Il nostro modello suggerisce che ci siano più sistemi binari di quello che pensavamo nei quali i pianeti orbitano in zona di abitabilità, e questo significa un incremento della probabilità per la vita. Mondi amati dagli scrittori di fantascienza, dove due soli brillano nei cieli sopra forma di vita aliena – e che ora, fantascienza, lo sembrano un po’ meno».

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