ACCENSIONE E VERIFICHE DURATE QUATTRO GIORNI

Serena chiude in bellezza i test di BepiColombo

Anche la suite di quattro strumenti dedicati all’osservazione delle particelle presenti nell’ambiente del pianeta Mercurio è stata accesa e testata con pieno successo. Si conclude nel migliore dei modi la campagna di commissioning di tutto il payload di BepiColombo, in attesa di un’altra fase cruciale: la prima accensione nello spazio dei motori della sonda

I membri del team sperimentale di Serena presenti ad Esoc per i test di accensione della suite di quattro strumenti a bordo della misisone BepiColombo

«Serena è viva!» è stato il primo entusiastico commento, alle 10.18 del 12 dicembre 2018, dei colleghi dell’Inaf riuniti presso il centro Esoc dell’Agenzia spaziale europea a Darmstadt (Germania), dove si sono conclusi felicemente i test di funzionamento della suite di strumenti Serena, a bordo della sonda BepiColombo, partita lo scorso 19 ottobre da Kourou (Guyana Francese), e che ora viaggia a oltre 22 milioni di km di distanza da noi.

Serena era l’ultimo degli strumenti dell’Necp (Near Earth Commissioning Phase) e ha concluso con successo la campagna di commissioning di tutto il payload di BepiColombo, prima di avviare oggi, lunedì 17 dicembre, per la prima volta, un’altra cruciale fase: l’accensione dei motori.

Il test è durato quattro giorni ed è consistito nell’accensione di tutti i sensori di Serena e provare la funzionalità sia dei suoi detector che dei complessi sistemi di tracciamento delle particelle. Questo ha implicato in particolare l’utilizzo di sistemi di alta tensione la cui reale funzionalità era verificabile per intero solo in volo. In una fase della missione in cui il segnale di comunicazione del satellite con l’antenna Malargue (Argentina) richiedeva 66 secondi luce, la ‘tensione’ degli operatori si è unita alle ‘alte tensioni’ degli strumenti con la conseguente soddisfazione di vedere accendere i detector con successo.

Serena, acronimo per Search for Exospheric Refilling and Emitted Natural Abundance, è una suite di quattro strumenti (Elena, Mipa, Picam e Strofio) dedicati all’osservazione delle particelle presenti nell’ambiente del pianeta Mercurio. È quindi come un piccolo satellite nel satellite, con due unità che misureranno le particelle neutre e due le particelle ionizzate, a diverse energie e lungo diverse direzioni di arrivo. Il tutto sarà comandato dalla Scu (System Control Unit) che alimenta le unità e distribuisce i dati.

Alcuni dati inviati dalla suite Serena e ricevuti durante i test di accensione nel centro Esoc a Darmstadt, in Germania

Serena è un esperimento a guida italiana, nella persona di Stefano Orsini, dell’Inaf-Iaps di Roma, in collaborazione con un grande team internazionale (Mipa-Irf-Svezia, Picam-Iwg-Austria, Strofio-Swri-Usa). Elena, uno dei due sensori di neutri, e la Scu, sono di costruzione italiana (Ohb-Italia, Amdl srl). Tutto con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana.

Quando in orbita attorno a Mercurio, grazie alle misure contemporanee delle quattro unità di Serena sarà possibile ricostruire la complessa dinamica dell’ambiente circumplanetario e le sue interazioni con la superficie, la radiazione e il vento solare, e lo spazio esterno (come ad esempio la vaporizzazione da impatti di micrometeoriti).

Presenti sul luogo il team sperimentale di Serena dell’Inaf Iaps di Roma: Elisabetta De Angelis, Francesco Lazzarotto, Alessandro Aronica, Rosanna Rispoli, Nello Vertolli e Adrian Kazakov, che hanno operato  il coordinamento di tutto il test (plan, operazioni e data handling) insieme ad alcuni colleghi del team internazionale che da tanti anni si sono occupati della costruzione, dei test e del software delle singole unità. Il team scientifico di Serena ha invece seguito lo svolgimento delle operazioni in remoto.

«Serena è una emozionante avventura», commenta Orsini. «È stato molto impegnativo e stimolante, in questi anni, risolvere i tanti i problemi che si sono presentati durante le fasi di costruzione, implementazioni e test. Problemi spesso diversi da unità a unità, tante esigenze da parte di un team internazionale e variegato, sia nelle competenze scientifiche che nelle specifiche dell’hardware. A questo punto il segnale di accensione diviene una specie di schiaffo liberatorio: un colpo di bacchetta magica che fa svanire tutte le ansie del passato, per proiettarci verso un futuro dove finalmente i dati di Serena produrranno – si spera – quel balzo in avanti della conoscenza dell’esosfera e magnetosfera di Mercurio che tutti noi attendiamo da quando, quasi vent’anni fa, iniziammo questo incredibile cammino».