FIRMATO OGGI IL CONTRATTO TRA INAF E ESO

MAORY: una commessa da 18.5 milioni di euro

La realizzazione di MAORY, un modulo cruciale del telescopio europeo da 39 metri ELT, è stata affidata oggi a un consorzio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. Nicolò D’Amico (Presidente INAF): «Il fatto che l'Italia sia in prima linea nell’ottica adattiva è motivo di orgoglio»

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Nichi D'Amico, Presidente INAF, e Tim de Zeeuw, Direttore Generale dell'ESO

Nichi D’Amico, Presidente INAF, e Tim de Zeeuw, Direttore Generale dell’ESO

Si legge “maori”, come il popolo polinesiano, ma si scrive tutto in maiuscolo e con la y in fondo: MAORY. Ed è un po’ l’equivalente ottico delle cuffie a riduzione attiva del rumore: un dispositivo in grado di compensare gli effetti della turbolenza atmosferica – la bestia nera di tutti i grandi telescopi terrestri. Permettendo così a quello che si appresta a diventare il più grande telescopio ottico al mondo, E-ELT, lo European Extremely Large Telescope, di sfruttare appieno le sue potenzialità.

La progettazione e la costruzione di MAORY, un’impresa da 18.5 milioni di euro, è oggi stata ufficialmente affidata da ESO, lo European Southern Observatory, a un consorzio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. L’accordo è stato firmato da Nicolò D’Amico, Presidente dell’INAF, e da Tim de Zeeuw, Direttore Generale dell’ESO, durante una cerimonia nel quartier generale dell’ESO a Garching (Monaco, Germania).

«La messa a punto di tecnologie innovative, che consentono di affondare le mani nei segreti della Natura, ha sempre giocato un ruolo primario nello sviluppo della società moderna. Basti pensare al WI-FI, un dispositivo inventato e poi brevettato anni fa dai radioastronomi australiani», ricorda D’Amico, «proprio per fronteggiare problematiche connesse a sofisticate misure astronomiche, una diavoleria che poi ha cambiato la nostra vita e ha creato un colossale business. Oggi siamo di fronte ad un fenomeno simile: l’ottica adattiva costituisce una vera rivoluzione tecnologica messa in moto sempre dalla nostra instancabile voglia di conoscere l’Universo, e il fatto che l’Italia sia in prima linea su questo fronte è motivo di orgoglio per la Nazione».

Grazie a MAORY, acronimo per Multi-conjugate Adaptive Optics RelaY, gli strumenti per le osservazioni nel vicino infrarosso di E-ELT (primo fra tutti MICADO, la fotocamera di prima generazione di E-ELT) potranno avvalersi dell’ottica adattiva multi-coniugata con “stelle-guida” artificiali generate da fasci laser. Analizzando accuratamente la luce proveniente da sei stelle-guida laser e da tre stelle-guida naturali, MAORY è in grado di calcolare l’esatta conformazione che devono assumere gli specchi adattivi situati lungo il percorso ottico fra l’oggetto celeste osservato e gli strumenti scientifici. Mediante questi dispositivi – particolari specchi dalla superficie deformabile – è possibile compensare in tempo reale i disturbi dovuti a fenomeni quali la turbolenza atmosferica e l’effetto del vento sul telescopio, che altrimenti degraderebbero la qualità dell’immagine limitando fortemente le prestazioni di E-ELT e dei suoi strumenti scientifici.

«Il processo di analisi della luce e di compensazione dei disturbi mediante gli specchi adattivi viene ripetuto costantemente durante tutta la durata dell’esposizione», spiega il principal investigator di MAORY, Emiliano Diolaiti, dell’INAF Osservatorio Astronomico di Bologna, «con frequenza di ripetizione tipica di 500 volte al secondo o anche maggiore. Utilizzando più specchi adattivi lungo il percorso ottico, da cui il nome ‘ottica adattiva multi-coniugata’, MAORY è in grado di fornire immagini corrette su un campo di vista molto più esteso rispetto all’ottica adattiva tradizionale. Uno di questi specchi è l’imponente specchio quaternario di E-ELT, che sarà realizzato da un consorzio di industrie italiane».

Il successo appena conseguito non nasce dal nulla. MAORY è stato supportato in questi anni dal progetto premiale “T-REX: tecnologie italiane per E-ELT“, finanziato dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR) nell’ambito dei bandi per progetti premiali 2011 e 2012. Anche grazie al cospicuo finanziamento del MIUR, l’INAF ha potuto raggiungere questo risultato, ottenendo l’aggiudicazione di un contratto di importo molto maggiore del finanziamento stesso.

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