15 VOLTE PIÙ IN ALTO DELLA ISS

Orion vola, finalmente

Senza equipaggio, bullonata su un vettore Delta IV Heavy, la capsula Orion Deep Space è volata sul cielo di Cape Canaveral. Il lancio è il primo di una serie di test Nasa per tornare a effettuare missioni spaziali con equipaggio umano. Obiettivo: riportare l’uomo sulla Luna, raggiungere gli asteroidi e Marte

     05/12/2014
Lo United Launch Alliance Delta IV Heavy, cui è agganciata la capsula Orion, decolla sulla rampa di lancio a Cape Canaveral.

Lo United Launch Alliance Delta IV Heavy, cui è agganciata la capsula Orion, decolla sulla rampa di lancio a Cape Canaveral.

Orion vola. Sono le 07:05 a Cape Canaveral, i booster del vettore Delta IV Heavy accompagnano in orbita la capsula attrezzata per accompagnare l’uomo su Marte e asteroidi, in un futuro che si spera prossimo. Dopo il rinvio al lancio nella giornata di ieri, e dopo i molteplici rimandi che ha già subito la missione, Orion Deep Space ce l’ha fatta: è la prima capsula passeggeri americana (se si esclude lo Shuttle) a lasciare Terra dai tempi di Apollo 17, 1972. Oltre quarant’anni dopo.

Il lancio di oggi è il primo di una serie di test Nasa per tornare a effettuare missioni spaziali con equipaggio umano. Obiettivo dichiarato NASA è riportare l’uomo sulla Luna, raggiungere gli asteroidi a spasso per il nostro sistema stellare (2025) e sognare l’ammartaggio sul Pianeta rosso (2030).

Per allora sarà pronto anche un nuovo lanciatore: lo Space Launch System, il razzo più potente mai costruito dall’uomo, che doveva essere lanciato in una configurazione da quasi 80 tonnellate proprio con la capsula Orion.

Nelle quattro ore e mezza previste per il test di volo, il vettore ha scortato la capsula Orion nell’orbita terrestre per poi scagliarla, con il secondo stadio del razzo, a una quota di 5.800 chilometri, circa 15 volte superiore e a quella dove attualmente orbita la Stazione Spaziale Internazionale.

E poi rientro ad alta, altissima velocità, attraverso l’atmosfera a 30mila chilometri orari e alla temperatura bollente di 2.000 gradi centigradi, shock test per lo scudo termico. Tuffo nell’oceano Pacifico con paracadute e Marina degli Stati Uniti pronta a recuperare in mare la capsula.

Lockheed Martin, prime contractor per Orion sembra aver fatto un buon lavoro e l’assemblaggio è stato portato a termine nel rispetto di tutti i criteri previsti dal protocollo. Teatro delle operazioni: il Neil Armstrong Operations e Checkout Building presso il Kennedy Space Center, dove Orion ha superato la Flight Readiness Review (FRR) e ricevuto dai top manager dell’Agenzia spaziale statunitense il via libera a procedere con  il volo di prova.

La versione pathfinding della capsula aveva subito gli ultimi ritocchi in settembre. Ingegneri e tecnici avevano completato l’installazione della pannellatura che costituisce il guscio posteriore di Orion per proteggere al meglio il veicolo spaziale – e i futuri astronauti – dalle temperature scottanti del rientro e verificare la vulnerabilità della capsula allo scontro con detriti orbitanti e micrometeoroidi.