NASA E STORYTELLING, IL NUOVO PODCAST

Racconti di storie spaziali invisibili

È appena stato pubblicato il nuovo podcast della Nasa dedicato alle esplorazioni spaziali. Sei episodi tratti dal libro “Read You Loud and Clearche” di Sunny Tsiao che narrano aspetti sconosciuti e retroscena della storia spaziale americana

Immagine #96-960. Crediti: Smithsonian Institution Archives

Si chiama The invisible network, ed è il nuovo podcast rilasciato ieri in edizione limitata dalla Nasa, il primo ad abbracciare il racconto narrativo. Si compone di sei episodi, tutti scaricabili e abbinati al sito web dell’agenzia spaziale americana; si possono trovare gratuitamente anche su SoundCloud e nella sezione dedicata ai podcast dell’iTunes store.

Dedicato a chi pensa di sapere tutto della Nasa: astronauti, lanci, rover su Marte e così via, e per chi si affaccia per la prima volta sullo spazio. Porta gli ascoltatori a far parte di una Nasa di cui forse mai si è sentito parlare, di tecnologie cruciali per il volo spaziale spesso trascurate. Il titolo deriva dall’ ex-ingegnere della Nasa Sunny Tsiao, nonché autore del libro Read You Loud and Clear, pubblicato dalla stessa agenzia nel 2008. Tsiao fa notare come i programmi di comunicazione e tracciamento della Nasa siano spesso descritti come “invisibili”. Le infrastrutture -scrive – sono raramente riconosciute, a meno che non siano all’altezza. Se le reti (network) della Nasa sono invisibili forse è perché funzionano bene, sostiene l’autore.

L’obiettivo del podcast è quindi quello di coinvolgere gli spettatori in tecnologie e progressi che spesso vengono trascurati, in un modo nuovo ed entusiasmante. La forma narrativa consente in ogni episodio di approfondire uno specifico argomento scoprendo il lato umano della scienza spaziale e dell’esplorazione. Tecnologie apparentemente esoteriche si trasformano in elementi vitali e personali della Nasa – una ricca eredità di innovazione continua tra le stelle.

Il primo episodio è dedicato all’ascensione, di un piccolo appezzamento di terreno vulcanico a sud dell’equatore che è stato fondamentale. Un bizzarra e remota isola, a mille miglia dal continente più vicino che ha avuto una grande importanza per i primi sforzi americani nello spazio.

Il secondo tratta del progetto Lemnos (Laser-Enhanced Mission Communications Navigation and Operational Services) che sfrutta la tecnologia delle comunicazioni laser a bordo di Orione, un veicolo spaziale per portare gli astronauti in destinazioni lontane nel nostro Sistema solare. Nella mitologia Orione era figlio del dio del mare Poseidone, era egli stesso umano, ma la sua stirpe divina consentiva imprese eroiche impossibili, così si è guadagnato un posto nel cielo notturno come costellazione. L’Orione sviluppato dalla Nasa è un cacciatore di conoscenze al di fuori dalla Terra: un veicolo spaziale progettato per il ritorno della umanità sulla Luna e l’esplorazione dello spazio profondo.

La terza narrazione parla del tempo. Sia che si faccia affidamento sulle tante osservazioni degli astronomi dilettanti degli anni cinquanta, sui telescopi posizionati nel giardino dietro casa o  sulla tecnologia di localizzazione e di navigazione GPS all’avanguardia: sapere dove ti trovi nello spazio significa dover sapere che ore sono.

Il quarto episodio porta la nostra attenzione sull’automazione. Nei primi giorni del centralino telefonico, alla fine del 1800, gli operatori servivano un numero limitato di clienti all’interno delle proprie comunità. Con l’espansione dell’uso del telefono, l’automazione ha aiutato i centralini a tenere il passo. La NASA sta lavorando su un approccio simile, infondendo alle sue reti satellitari una sorta di intelligenza artificiale.

Quinto, il “cuore”. Le tecnologie che alimentano l’esplorazione della NASA non si limitano a rimanere nello spazio. Beneficiano dell’umanità nella vita di tutti i giorni – a volte in modi sorprendenti, come il modo in cui un ingegnere della comunicazione della NASA ha contribuito a creare un sistema che congela il midollo osseo.

E per ultimo, uno sguardo al futuro. Il sesto episodio parla dei CubeSat, piccoli satelliti (meno di tre libbre di peso) che offrono nuove opportunità per la ricerca su piccola scala nello spazio e una via per giovani scienziati che permette alla loro curiosità di prendere letteralmente il volo.