SOSTEGNO NSF APPROVATO, MA FONDI RIDOTTI

Arecibo non deve morire

Il board della National Science Foundation ha dato il via libera al mantenimento in vita dell’Osservatorio, assicurando così il proprio finanziamento – seppur con una progressiva riduzione piuttosto drastica – alle attività scientifiche del grande radiotelescopio

Osservatorio di Arecibo. Crediti: Alessandro Cai / Public Domain

Due mesi fa era sopravvissuto alla furia devastatrice dell’uragano Maria, ma fino alla settimana scorsa una minaccia ancor più grave aleggiava su quello che – fino all’anno scorso – era il più grande radiotelescopio al mondo: l’interruzione definitiva dei finanziamenti. La decisione finale era attesa entro fine anno, ne avevamo dato notizia anche su Media Inaf. Ebbene, la decisione è arrivata puntuale la settimana scorsa: la National Science Foundation (Nsf) non chiuderà i rubinetti. Almeno non del tutto: come si legge nel comunicato pubblicato sul sito, il board della fondazione ha autorizzato la sottoscrizione dell’accordo che permette di continuare a mantenere in attività il radiotelescopio.

Sospiro di sollievo, dunque, per chi ad Arecibo e con la grande antenna ci lavora, ma anche per i tantissimi fan nel mondo del più iconico fra i radiotelescopi, reso celebre dal film Contact. Con un retrogusto amaro, però, seppur già da tempo preannunciato: i finanziamenti dell’Nsf copriranno solo una parte del budget necessario a mantenere in vita la struttura, e andranno progressivamente riducendosi, nei prossimi cinque anni, dagli attuali 8.2 a 2 milioni di dollari l’anno. Semaforo verde, dunque, per quello che era sin dall’inizio l’orientamento dell’Nsf, ora in cerca di partner intenzionati a contribuire.

Quanto ai danni provocati alla struttura dal passaggio devastante dell’uragano Maria su Puerto Rico (dove ha causato decine, se non centinaia, di vittime), l’Nsf stima che siano stati relativamente contenuti, e che le riparazioni possano costare fra i 4 e gli 8 milioni di dollari – un investimento indispensabile per garantire il futuro dell’Osservatorio.