SI SAREBBERO FORMATI NELLO SPAZIO INTERSTELLARE

Composti organici primordiali nel cuore di Chury

La proposta di due ricercatori francesi: i materiali organici racchiusi nel nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko potrebbero essere più antichi dello stesso sistema solare. Lo studio è stato pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

Il nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, in un immagine scattata da Rosetta (Crediti: ESA)

Benché non sappiamo ancora se, nella buia profondità del cosmo, esistano o meno forme di vita, una cosa è certa: composti organici sono estremamente comuni. Due ricercatori francesi hanno proposto l’ipotesi che i composti trovati da Rosetta nel nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko – o”Chury” come la chiamano gli addetti ai lavori – grazie ai due strumenti di produzione italiana (lo spettrometro Virtis e Giada, strumento per la raccolta e misurazione delle polveri) non provengano dal nostro sistema solare, ma che siano molto più antichi, e che provengano proprio dai vasti spazi interstellari.

Da tempo si sa che alcune righe di assorbimento, conosciute come diffuse interstellar bands (Dibs) e spesso presenti nelle analisi spettroscopiche di stelle lontane, sono dovute a vaste riserve di composti organici – che includono molecole complesse di carbonio – diffusi nel mezzo interstellare. Laddove questi composti siano parte di nubi di materiale con una densità particolarmente elevata, capace di innescare un processo di contrazione gravitazionale, possono lentamente aggregarsi – prima in minuscoli granuli e progressivamente in masse più elevate – fino a formare grandi oggetti solidi, facendo sì che le righe di assorbimento scompaiano: esattamente quello che viene osservato laddove si osservi lo spettro di dense nebulose. Tra gli oggetti che si formano in seguito a questo processo vi sono proprio le comete, e la missione Rosetta ne ha dato conferma sperimentale, scoprendo che, infatti, fino al 40 per cento del materiale che compone il suo nucleo è di natura organica.

In un articolo pubblicato pochi giorni fa, Jean-Loup Bertaux, del Laboratoire Atmosphères, Milieux, Observations Spatiales (Cnrs / Upmc / Università di Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines), e Rosine Lallement, del dipartimento Galaxies, Étoiles, Physique et Instrumentation dell’osservatorio di Parigi (Cnrs / Università di Parigi Diderot) hanno ipotizzato che questo materiale organico provenga originariamente proprio da queste nebulose comuni negli spazi interstellari, e che sia dunque molto più antico degli oggetti celesti che compongono il nostro sistema solare: ”fossili” di composti organici che hanno viaggiato all’interno della cometa per gli ultimi 4.6 miliardi di anni.

Questa ipotesi renderebbe una missione spaziale capace di prelevare campioni di polveri e riportarli sulla Terra doppiamente desiderabile: sarebbe non solo in grado di fornirci nuove informazioni sulle caratteristiche fisiche del materiale cometario, ma anche sulla natura e la composizione delle molecole organiche responsabili per la produzione delle Dibs e, dunque, sulle dinamiche che conducono alla creazione di questi composti negli spazi interstellari.

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