OSSERVATA QUASI IN DIRETTA DA STUDENTI DI UNIMI

Quella volta che scoprimmo una supernova

Sono le 21:43 di lunedì 15 maggio. Sette studenti del corso di astronomia della Statale di Milano, guidati dai docenti dell’Inaf di Brera Paolo D’Avanzo e Anna Wolter, sono impegnati in un’esercitazione al telescopio Ruths all’osservatorio di Merate. Un’esercitazione che ricorderanno a lungo

Il telescopio Ruths, con il quale è stata condotta l’osservazione, fu realizzato interamente in Italia, e rappresentò negli anni ‘60 il primo esempio al mondo di utilizzo di specchi di alluminio per osservazioni ottiche

Non capita tutti i giorni di firmare una scoperta scientifica già durante gli anni d’università. E non capita certo tutte notti di veder morire una stella sotto i propri occhi. Ebbene, è ciò che è accaduto qualche sera fa a sette studenti dell’Università Statale di Milano, durante una serata al telescopio per il corso di Astronomia II. Francesco Della Penna, Stefano Garofolo, Filippo Monteverdi, Beatrice Eleonora Moreschi, Alessandra Prato, Mirko Salimbeni e Michele Zizioli – questi i nomi dei sette giovani astronomi – non sono stati esattamente i primi al mondo a vedere la supernova SN 2017eaw, così si chiama la stella esplosa. Ci sono però andati molto vicini: l’avvistamento numero uno è avvenuto la notte del 14 maggio dalla California, ma loro sono stati comunque abbastanza rapidi da guadagnarsi un ATel, un telegramma astronomico: un’agile pubblicazione immediata del risultato – una sorta di tweet delle pubblicazioni scientifiche.

A guidare i sette studenti nell’osservazione, due astronomi dell’Inaf di Brera, Paolo D’Avanzo e Anna Wolter, che insieme a Stefano Covino gestiscono l’attività sperimentale del corso presso la sede di Merate dell’Osservatorio. 

D’Avanzo, ci dia anzitutto qualche coordinata. Non della supernova, a quella ci arriviamo tra poco, ma della scoperta. Che giorno era e cosa stavate facendo?

«Semmai che notte era. La notte tra il 15 e il 16 maggio. Una notte sufficientemente buia (la Luna non era ancora sorta al momento delle osservazioni) e fortunatamente non tempestosa (il cielo si era da poco schiarito). Ci trovavamo nella cupola del telescopio Ruths, da 1.34 metri di diametro, situato nella sede di Merate (in provincia di Lecco) dell’Osservatorio astronomico di Brera. Oltre a me e alla mia collega Anna Wolter c’erano gli studenti del “gruppo 3” del corso di Astronomia II dell’Università degli Studi di Milano. Cosa stavamo facendo? Osservazioni al telescopio, naturalmente».

Cosa s’insegna, nel corso di Astronomia II?

«Il corso è tenuto in università dal professor Marco Bersanelli e fa parte del piano di studi della laurea magistrale in fisica. Da diversi anni, è in corso una collaborazione con l’Inaf di Brera, che gestisco assieme ai colleghi Anna Wolter e Stefano Covino. Sono previste lezioni introduttive sulla strumentazione e tecniche di analisi dati ottici, serate osservative al telescopio della sede di Merate e una sessione pratica durante la quale gli studenti riducono e analizzano i dati che hanno raccolto. L’obiettivo è proporre agli studenti del corso una sorta di esperienza diretta da astronomi osservativi. Siamo contenti di poter dire che questa iniziativa, ormai consolidata, trova sempre un riscontro molto positivo da parte degli studenti. Un buon esempio di collaborazione tra Inaf e Università».

Dunque eravate lì al telescopio a guardare il cielo… e cos’è successo?

«Solitamente durante le serate al telescopio osserviamo oggetti “noti”, come stelle variabili o ammassi. Teniamo però sempre d’occhio gli ATel (Astronomer’s Telegrams), dove vengono riportati i risultati di osservazioni di oggetti astronomici transienti e variabili, per verificare se possa esserci una qualche sorgente interessate e, soprattutto, alla portata della nostra strumentazione. Il caso ha voluto che il giorno precedente alla nostra serata osservativa venisse riportata la scoperta di una supernova nella galassia Ngc 6946. Una galassia molto vicina a noi (così vicina che la sua distanza è molto difficile da misurare con precisione, ma è pari a circa 20 milioni di anni luce, sotto casa praticamente…), e soprannominata Fireworks Galaxy (galassia fuochi d’artificio) proprio per le numerose supernove osservate. Già dal pomeriggio sapevamo dunque di avere una supernova appena scoperta, vicina (quindi verosimilmente brillante) e visibile da Merate. Come resistere? Abbiamo quindi deciso che quella sera avremmo provato a osservarla».

Si ricorda chi è stato ad avvistarla per primo?

«È stato un vero e proprio lavoro di squadra. Una fase delicata delle osservazioni consiste nel “riconoscimento del campo”. Per assicurarsi che il telescopio sia puntato correttamente, si fa ricorso alle cosiddette finding charts: si recupera un’immagine di archivio della zona di cielo che si intende puntare e la si confronta con l’immagine presa al telescopio. Non è detto che le due immagini siano orientate allo stesso modo, che siano “profonde” allo stesso modo – che si vedano tutte le stelle in una e nell’altra immagine. Quindi, più occhi ci sono per il confronto e meglio è. E così abbiamo fatto anche noi. Tutti attorno allo schermo del computer, come a studiare una mappa del tesoro. “Che dici, queste tre stelle in fila che si vedono nell’immagine d’archivio potrebbero essere queste?”, “No, secondo me queste che sembrano formare un trapezio corrispondono a…”, “Aspetta, e se invece fossero queste altre…”. Come potete vedere dall’immagine allegata, siamo stati bravi nel gioco di “aguzzate la vista”».

La regione di cielo dove si trova la galassia Ngc 6946, all’interno della quale è esplosa la supernova SN 2017eaw, in un’immagine di archivio (a sinistra; fonte: Digitized Sky Survey) e nell’immagine ottenuta il 15 maggio 2017 con il telescopio Ruths della sede di Merate dell’Inaf di Brera (a destra). La posizione della supernova è indicata.

E alla fine chi erano i più emozionati? Gli studenti o voi docenti?

«Eravamo tutti molto soddisfatti. E infatti abbiamo deciso di fare a nostra volta un ATel per riportare i risultati dell’osservazione. Sia chiaro, non si tratta di un’osservazione di particolare rilevanza scientifica. La supernova è vicina e brillante, e infatti la si sta studiando in dettaglio da vari osservatori in tutto il mondo. Non sarà certo la nostra misura a fare la differenza. E infatti lo scopo dell’osservazione non è mai stato quello. L’obiettivo principale di questa attività è fornire agli studenti un’infarinatura di tecniche osservative e analisi dati. Oltre a questo, l’idea sarebbe di trasmettere agli studenti il messaggio che anche loro possono essere e saranno protagonisti della loro ricerca, che sono in grado di produrre nuove informazioni. Se poi questo si può fare osservando una supernova appena scoperta, potendo così anche pubblicare il risultato ottenuto, tanto meglio!»

Veniamo alla supernova scoperta: di che oggetto si tratta?

«Come detto prima, si tratta di un oggetto scoperto da poco. Stando alle prime classificazioni ottenute tramite spettroscopia sembrerebbe trattarsi di una supernova di tipo II, quindi originata dal collasso di una stella massiccia. In particolare sembrerebbe trattarsi di una tipo IIp, dove la ‘p’ sta per plateau. Si tratta di supernove che, dopo aver raggiunto il picco di luminosità, mostrano un decadimento più lento rispetto alle altre: un plateau, appunto, un appiattimento della loro curva di luce».

E ora? 30 e lode a tutti?

«Non siamo mica così freddi e materialisti! Andremo a berci una birra tutti assieme!»