FORSE LO USÒ GIÀ NEL 1608

Fontana inventò il telescopio astronomico?

L'astronomo dell'Inaf Paolo Molaro ha indagato, in un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista Journal of Astronomical History and Heritage, la figura di Francesco Fontana, scienziato ed eccelso ottico napoletano, scoprendo che forse fu proprio lui a puntare per primo verso il cielo un telescopio, anticipando di un anno le osservazioni di Galileo

Il quadro “l’allegoria della Vista” di Jan Brueghel il Vecchio

Tutti più o meno conosciamo la storia di Galileo e della sua straordinaria intuizione di puntare verso il cielo il cannocchiale, scoprendo un nuovo universo e cambiando il corso della conoscenza dell’umanità. Ma c’è un personaggio, contemporaneo di Galileo, che la storia della scienza ha trascurato, e che potrebbe invece avere avuto un ruolo assai importante nella costruzione dei primi telescopi astronomici. Si tratta del napoletano  Francesco Fontana. Paolo Molaro, astronomo dell’Inaf di Trieste, ha indagato la sua poliedrica e affascinante figura in un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista Journal of Astronomical History and Heritage. E proprio a Molaro abbiamo rivolto alcune domande per darci un breve ritratto di Francesco Fontana e della sua attività.

Innanzi tutto, chi era Fontana e come è nato il suo interesse per lui?

«Mi sono imbattuto in Fontana cercando di risolvere il mistero del telescopio dipinto nel quadro l’allegoria della Vista  di Jan Brueghel  il Vecchio che sta al museo del Prado, a Madrid. Con il collega Pierluigi Selvelli siamo arrivati alla conclusione che il telescopio dipinto è un telescopio di tipo kepleriano, cioè fatto da due lenti convesse mente quello  olandese, usato anche da Galileo,  è fatto da un obiettivo a lente convessa e un oculare a lente concava. Un telescopio kepleriano in un  dipinto del 1617 è un vero mistero perché questo tipo di telescopio compare sulla scena solo nella seconda metà del XVII secolo, per diventare per più di 3 secoli lo strumento per eccellenza in astronomia.

Ancora oggi non sappiamo chi abbia inventato il telescopio e ancora meno sappiamo del telescopio di tipo kepleriano. Sono arrivato alla conclusione che sia stato proprio Fontana.  A  vent’anni, conseguito  il dottorato in legge all’università di Napoli Federico II,  si dedica subito alla  costruzione  di telescopi ma solo nel 1646, prossimo alla morte,  pubblica l’unico suo libro in cui rivendica l’invenzione del telescopio con due lenti convesse già nel 1608».

Dunque, Fontana avrebbe addirittura fabbricato e utilizzato il suo cannocchiale prima di Galileo?

«Su questo abbiamo solo la sua parola. Da molti questa data addirittura anteriore alla comparsa del telescopio in Olanda viene considerata  una fanfaronata.  Ma  in realtà, leggendo il suo libro, si capisce che Fontana credeva che il telescopio fosse stato inventato dal napoletano Giovanni Battista della Porta nel 1589 e  perfezionato da Galileo, quindi quando rivendica  l’invenzione nel 1608 lo fa riferendosi solamente al “suo” telescopio. Fontana produce  testimonianze di alcuni padri gesuiti di Napoli  che affermano di aver usato il  suo telescopio  nel 1614  e non c’è ragione per dubitarne. Considerato che potrebbe aver impiegato un po’ di tempo per  perfezionare il suo strumento prima di mostrarlo in pubblico,  anche il 1608 potrebbe essere una data plausibile. Esiste un manoscritto  presso il Museo del Tirolo che dimostra che Maximilian III possedeva  un telescopio kepleriano   nel 1616  e  l’unico in quegli anni  in grado di costruirne uno era proprio Francesco Fontana. Ormai si ritiene che Keplero  nel suo Dioptrice del 1611, pur descrivendo  l’immagine prodotta  da due lenti convesse, non pensava minimamente ad un telescopio, e in ogni caso né lui né altri ne hanno costruiti sulla base di questa preposizione».

Dettaglio di un’incisione del 1630 con l’osservazione delle bande di Giove. Accanto un acquerello dello stesso Fontana realizzato in una lettera del 1639 al gran duca Ferdinando II dé Medici (Archivio di Stato di Firenze)

Quali sono stati i suoi maggiori successi ottenuti dalle osservazioni telescopiche?

«Fontana era un costruttore di lenti  e per propagandare il suo prodotto presso le corti di tutta Europa inviava  qualche illustrazione delle cose che riusciva a vedere. Nel libro del 1646  sono riportate  alcune incisioni della Luna che risalgono al 1629. Mostrano la Luna capovolta come appare al suo telescopio e  con un grado di dettaglio di gran lunga ineguagliabile per l’epoca. Fontana è stato il primo a osservare i crateri maggiori con la caratteristica raggiera, e giocando con il proprio nome chiamava Fontana Maggiore il cratere di Tycho. Fontana riusciva ad osservare  per primo  il bordo irregolare della Luna e si era forse accorto già allora del movimento di librazione   scoperto da Galileo nel 1638.

Ha poi scoperto  le fasi di Mercurio e  che anche Marte ha delle fasi parziali quando è osservato in quadratura e che inoltre ruota su se stesso. Ha scoperto per primo le famose bande di Giove,  che a volte sono due e talvolta 3, e che anche Giove ruota. E se i pianeti ruotano  su se stessi non possono  certamente essere appesi alla sfera celeste  tolemaica. Di Saturno è poi andato vicinissimo ad intuire la natura degli anelli, cosa che ha influenzato  per sua stessa ammissione le ricerche di Huygens. Ha sbagliato la predizione della presenza di lune attorno a Venere, ma probabilmente ha intravvisto Titano, la luna di Saturno, scoperta da Huygens nel 1655».

Osservazione di Fontana del 12 dicembre 1645 del pianeta Saturno confrontata con l’immagine ottenuta con il software Skygazer da Napoli alla stessa data dell’osservazione di Fontana. Si può vedere la correttezza dell’incisione e quanto vicino fosse stato Fontana alla scoperta del disco

Perché se Fontana aveva ottenuto questi enormi risultati, è stato così trascurato dai contemporanei e, in seguito, dagli storici della scienza?

«I contemporanei credo non l’abbiano trascurato, anche se molti, morsi da invidia e competizione, certamente l’hanno attaccato  e talvolta ignorato.  A Fontana sono intitolati dei crateri sulla Luna e anche su Marte, a riconoscimento delle sue scoperte. Sono gli storici della scienza contemporanei,  piuttosto, che credo si siano lasciati influenzare solo dalle  stroncature, senza studiare con attenzione il suo libro. Certamente ha pesato l’errata previsione della presenza di lune attorno a Venere (probabilmente dovuta ad una riflessione delle ottiche del suo strumento), anche se ci sono voluti quasi duecento anni per venirne a capo. Così, si è costruita una immagine  di Fontana come di un millantatore e scienziato di scarsa precisione che ancora lo perseguita.  Ma molte accuse sono del tutto infondate, come ho potuto per esempio dimostrare nel caso dell’eclisse di Saturno da parte della Luna, avvenuta il 20 giugno del 1630, che viene spesso citata come esempio di imprecisione. Se si capisce che  Fontana contava le ore con il sistema romanico, ecco che tutto torna. Fontana è stato un geniale costruttore di telescopi ed un attento osservatore dei fenomeni celesti».

Ha fatto altre invenzioni?

«Oltre al telescopio kepleriano, che forse dovrebbe portare il suo nome, ha inventato il menisco ottico con la possibilità  di costruire telescopi lunghi fino a  13 metri e che anticipano di molti anni la fase dei lunghi telescopi di Hevelius. Probabilmente ha anche costruito il primo microscopio a due lenti convesse. Fontana è citato come l’autore delle osservazioni microscopiche e dei disegni delle api che compaiono nel Persio Tradotto  del 1630 di  Francesco Stelluti, che è il primo libro dove vengono riprodotte delle immagini come appaiono alla visione microscopica. La descrizione di Fontana delle visioni microscopiche nel suo libro del 1646 è bellissima. Purtroppo non ci ha lasciato incisioni e disegni che sarebbero passate sicuramente alla storia della scienza».

Particolare della testa dell’autoritratto di Fontana (a sinistra) con il ritratto del dipinto “La Vista” di Jusepe Ribera, databile attorno al 1615, oggi conservato al museo Franz Mayer di Città del Messico

Il mistero del telescopio di Brueghel è stato risolto quindi?

«Almeno abbiamo una ipotesi plausibile. Il telescopio dipinto apparteneva ad Alberto VII che era fratello di Maximilian III,  il quale sappiamo possedesse un telescopio kepleriano già nel 1616, presumibilmente realizzato da Fontana. E’ possibile quindi che i due fratelli si siano scambiati lo strumento e quindi quello dipinto da Brueghel sia un telescopio  fatto da Fontana. Ma ora ho un altro piccolo mistero. Mi sembra che ci sia  una rassomiglianza notevole  tra l’incisione dell’autoritratto di Fontana con il personaggio che tiene in mano un telescopio nel  quadro La vista di Jusepe Ribera. Prima che con Selvelli scoprissimo un telescopio in un dipinto di Brueghel intorno al 1609,  quello del Ribera era considerato il primo telescopio dipinto. La vista di  Ribera viene datata intorno al 1616, anno in cui Ribera si  trasferisce a Napoli. L’idea che Ribera abbia ritratto lo stesso Fontana, che in quel periodo mandava i suoi telescopi alle corti di tutta Europa, è molto seducente,  anche se immagino che  i cultori di storia dell’arte possano storcere il naso, preferendo un uomo della strada alla moda di Caravaggio».


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