BATTUTA DI CACCIA AI TROIANI DELLA TERRA

Aspettando Bennu

Arrivano i primi risultati dalla campagna osservativa organizzata dalla Nasa per collaudare le camere MapCam e PolyCam a bordo della sonda Osiris-Rex. Non sono stati individuati nuovi asteroidi troiani, dice Elisabetta Dotto dell’Inaf di Roma, ma le prestazioni degli strumenti sono eccellenti

Il percorso dell’asteroide 12 Victoria della Fascia principale ripreso da Osiris-Rex l’11 febbraio 2017, nel corso della campagna osservativa dedicata alla ricerca di troiani della Terra. Nell’animazione, una serie di 5 immagini, scattate a 51 minuti l’una dall’altro con un tempo d’esposizione di 10 secondi, acquisite dalla MapCam e centrate su 12 Victoria. Crediti: NASA / Goddard / University of Arizona

Sono tornati a mani vuote, ma con la gioia negli occhi. Tecnici e scienziati della missione Nasa Osiris-Rex, lanciata nel settembre 2016 e progettata per prelevare – nel 2018 – un frammento dell’asteroide Bennu da riportare sulla Terra, sono reduci da due intense settimane d’esercitazione. Obiettivo: sfruttare il transito del satellite attraverso L4 – il quarto punto langrangiano, una regione in equilibrio gravitazionale con Terra e Luna – per scoprire eventuali asteroidi troiani ancora sconosciuti. L4 ed L5, chiamati non a caso anche “punti troiani”, sono l’habitat ideale per ospitare questo tipo di asteroidi, «corpi che si dovrebbero trovare sulla stessa orbita della Terra, precedendo e seguendo il nostro pianeta», spiega a Media Inaf Elisabetta Dotto dell’Inaf di Roma, scienziata del team degli strumenti Ovirs, Otes e Ocams a bordo di Osiris-Rex. «Si conoscono troiani di altri pianeti, ma un solo oggetto – 2010 TK7 – è stato sinora individuato in prossimità della Terra».

Insomma, un modo per esercitarsi e per scaldare i muscoli di due delle camere a bordo della sonda, la MapCam e la PolyCam. Com’è andata? «Osiris-Rex, nel corso della sua scansione, non ha scoperto nuovi troiani della Terra. Si è comunque trattato di un ottimo test», sottolinea Dotto, «per verificare la capacità del sistema delle camere d’individuare, e se necessario evitare, eventuali satelliti dell’asteroide Bennu, obiettivo della missione. Grande è la soddisfazione per l’ottimo funzionamento degli strumenti e per il successo di queste osservazioni».

La MapCam, in particolare, ha inviato a terra immagini di 17 asteroidi della Fascia principale, e si è dimostrata in grado di rilevare corpi in movimento con magnitudine due volte più debole di quanto ci si attendesse. L’analisi delle immagini acquisite durante la campagna osservativa, e in particolare delle conseguenze per quanto riguarda la stima nel numero di potenziali asteroidi troiani della Terra, è ancora in corso, e i risultati saranno pubblicati una volta che lo studio di tutti i dati della missione sarà completato.

Nel team scientifico di Osiris-Rex, oltre a Elisabetta Dotto, c’è anche un altro ricercatore dell’Inaf, John Brucato dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri. Le attività nelle quali sono coinvolti riguardano la strumentazione (spettroscopia e imaging) e l’analisi dei dati e dei campioni che la sonda riporterà a Terra nel 2023.