INTERVISTA A PAOLO NESPOLI

SpaceX, due turisti pronti per la Luna

In procinto di partire per la sua terza missione sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), l’astronauta Paolo Nespoli, intervistato da Media Inaf a proposito del voli turistici annunciati da SpaceX per il 2018, si dichiara convinto che il turismo spaziale sia solo l’inizio di una grande avventura degli esseri umani

Paolo Nespoli. Crediti: ESA–S. Corvaja, 2010

La notizia ha fatto il giro del mondo: due biglietti a/r per altrettanti passeggeri in viaggio intorno alla Luna. Elon Musk dichiara che i due viaggiatori avrebbero già lasciato l’anticipo, non si sa se sono uomini o donne ma è certo che orbiteranno attorno al nostro satellite in un viaggio dalla durata prevista di una settimana. Cosa ne pensa un astronauta di professione? Lo abbiamo chiesto a Paolo Nespoli, classe 1957, impegnato da maggio a novembre del 2017 nella sua terza missione spaziale, ”Vita”, che prevede una serie di esperimenti di bio-medicina a bordo della Iss.

È di qualche giorno l’annuncio di due turisti già prenotati per un viaggio in orbita intorno alla Luna con SpaceX, impresa privata di Elon Musk. Cosa pensi di questa accelerazione sul turismo spaziale? 

«In generale penso che l’interesse verso l’esplorazione spaziale e verso la conoscenza sia necessario per l’intera umanità, e che venga fatto dal turismo o da altro è poco importante. Il turismo spaziale non sta accelerando, sta andando secondo i tempi di un normale sviluppo delle attività. Prima ci vanno i governi che possono investire anche senza avere un ritorno immediato, poi una volta che c’è un ritorno economico allora si comincia uno sviluppo di carattere commerciale. Il turismo è da un lato un’opportunità di sviluppo commerciale, dall’altro il commercio si fonda sulla nostra necessità di conoscere quello che ci sta attorno. Penso che sia una evoluzione storica che si ripete e che si basa sulla nostra necessità di conoscere quello che c’è intorno… una volta era la casa del vicino, poi il paese più vicino, poi la regione più vicina, poi la nazione più vicina, poi il continente e ora che abbiamo esplorato tutta la Terra stiamo andando nel pianeta più vicino e va benissimo così».

A tuo avviso le attività mature, in quanto consolidate in termini di tecnologia e capacità acquisita grazie al finanziamento pubblico, devono cedere il passo al mercato privato? E con quali vantaggi per la comunità scientifica?

«Innanzitutto ritengo necessario che un’attività strategica – sia essa di tipo commerciale, scientifico, militare – sia portata avanti dai governi. Una volta che queste attività risultano sostenibili, è corretto che passino ai privati. Quindi ritengo che sia un processo normale. Sono anche convinto che quando questo accadrà anche la comunità scientifica troverà un vantaggio, perché a oggi è difficile per uno sperimentatore realizzare il suo esperimento sulla Stazione spaziale, sono pochi veicoli e la procedura è molto complessa, ma una volta che ci sarà un turismo sviluppato i costi si abbasseranno. E sarà molto più facile per uno sperimentatore realizzare anche la sua idea bizzarra in assenza di gravità terrestre.»

Tu saliresti a bordo di un mezzo spaziale che non sia stato certificato e garantito da Nasa, Esa o Roscosmos?

«Le certificazioni di queste agenzia non sono assolute: intendo dire che anche le agenzie convenzionali che hai menzionato si basano su tecnologie e tecniche che non sono mai perfette. Certo, la Nasa e le varie agenzie spaziali mondiali hanno tanta esperienza, ma sono convinto che queste unità commerciali che adesso si affacciano sul mercato usino tutto quello che abbiamo imparato in questi anni nello spazio in termini di ridondanza, in termini di test e di costruzione. Quindi è nel loro interesse che tutto funzioni, perché se lanciano e falliscono al primo e al secondo volo non stanno certamente facendo i loro interessi.  I loro veicoli devono funzionare perché altrimenti non venderebbero i biglietti…».

Presentazione in Asi della missione ”Vita”, maggio 2016

Facciamo una scommessa: chi porterà per primo l’uomo su Marte?  Una impresa pubblica o privata?

«Intanto direi un essere umano, perché dicendo uomo lasciamo fuori le donne… Io sono convinto che un’attività o un’avventura così complessa come quella di andare su Marte, dove ancora non ci sono dei ritorni commerciali, probabilmente dovrà essere fatta con l’utilizzo di fondi comuni, che di solito sono a disposizione delle agenzie governative. Immagino quindi che sarà un ente pubblico. Immagino che quello che succederà è che la Nasa e gli altri enti spaziali si avvarranno di quelle che sono le conoscenze anche dei soggetti privati. Sappiamo che di solito gli enti privati hanno iter molto più snelli e veloci nell’eseguire le attività, proprio come ci dimostra Elon Musk. Credo quindi che ci sarà una simbiosi tra le varie organizzazioni, e sono convinto che si andrà su Marte con una missione terrestre, non targata come missione americana o europea o giapponese. È ora che si cominci a pensare come esseri umani terrestri che vogliono espandere le loro conoscenze dimenticando le nostre piccolezze qui sulla Terra».