LIGO È DI NUOVO IN FUNZIONE DAL 30 NOVEMBRE

Onde gravitazionali, Virgo in azione da marzo

Terminato lo stop che durava da gennaio, i due rivelatori statunitensi di LIGO hanno ripreso da due giorni le osservazioni scientifiche, con notevoli miglioramenti in sensibilità. E quello italiano, Advanced Virgo? «Da questa primavera, Virgo ci sarà», promette a Media INAF Giovanni Losurdo, dell’INFN

L'interferometro Virgo, nella campagna pisana

L’interferometro Virgo, nella campagna pisana. Dalla prossima primavera affiancherà i due rivelatori di LIGO, che da poco hanno ripreso la caccia alle onde gravitazionali

Dalle ore 17 di mercoledì scorso il cacciatore di onde gravitazionali LIGO è di nuovo all’opera. Nel corso degli ultimi dieci mesi i dispositivi elettronici e ottici sono stati migliorati e collaudati, e dal 30 novembre le sue trappole laser sono pronte a intercettare, come già hanno fatto almeno in due occasioni, perturbazioni dello spazio-tempo innescate da eventi apocalittici come la fusione di buchi neri.

Migliorati, dicevamo, e non di poco. Stando a quanto dice il comunicato stampa della LIGO Scientific Collaboration, uno dei due impianti, quello di Livingstone in Louisiana (l’altro si trova tremila km a nord-ovest, a Hanford, nello stato di Washington), ha incrementato la sua sensibilità del 25 per cento. Un potenziamento che gli permetterà di captare fusioni tra buchi neri a distanze maggiori rispetto a prima, il che significa che potrà rivelarne di più, e dunque più spesso.

«Il rivelatore di Livingston ha migliorato la sensibilità per le onde gravitazionali a frequenze più basse, quelle sotto i 100 hertz. Questo grazie, principalmente, alla riduzione del livello di luce diffusa (scattered), che per gli interferometri può rappresentare una fonte di rumore deleteria», spiega Peter Fritschel, direttore associato per LIGO al MIT. «Si tratta di un miglioramento importante per la rilevazione di eventi che coinvolgono grandi masse come il merging di due buchi neri. Siamo certi che di fusioni fra buchi neri riusciremo ora a osservarne di più».

L’attesa è dunque quella di rivelare un maggior numero di eventi. Ma per capire dove avvengono, e dunque studiare in dettaglio i meccanismi alla loro origine, occorre almeno un terzo interferometro. Ed è qui che entra in gioco Virgo, il rivelatore con bracci da 3 km costruito in Italia, nella campagna pisana. L’unico al momento in grado di affiancare i due di LIGO per una triangolazione.

Quando entrerà in funzione? «A marzo, diciamo con l’inizio della primavera», dice a Media INAF il responsabile di Advanced Virgo Giovanni Losurdo, dell’INFN. «Il nostro obiettivo è cominciare la presa dati in quell’occasione. Certo, in termini di sensibilità non sarà all’altezza di LIGO. Anzitutto è più corto, 3 km invece di 4, e visto che la sensibilità è proporzionale alla lunghezza dei bracci già questo introduce un fattore intrinseco. Ma Advanced Virgo risente anche di due anni di gap, rispetto a LIGO, dovuti al fatto che sia il finanziamento sia la costruzione sono partiti due anni più tardi. Due anni di svantaggio, dunque, anche per quanto riguarda il tempo dedicato alla messa a punto del rivelatore».

«Per questo primo run, dunque, il nostro obiettivo non è tanto arrivare a una sensibilità confrontabile a quella di LIGO, ma arrivare a una sensibilità comunque sufficiente a dare un contributo significativo al network. Anche un interferometro con sensibilità minore», spiega Losurdo, «riesce a contribuire alla ricostruzione dell’evento, al puntamento e alla misura dei parametri. Certo, maggiore è la sensibilità del rivelatore, maggiore sarà anche l’accuratezza del puntamento. Però, con l’ingresso di Virgo, dovremmo riuscire a garantire comunque un puntamento molto, ma molto, migliore di quello che si è registrato con i soli due LIGO nel caso dei due eventi di settembre e dicembre 2015. Insomma, tutti aspettano Virgo, tutti sono estremamente ansiosi di avere Virgo. E Virgo ci sarà!».