SUO IL SOFTWARE CHE CI PORTÒ SULLA LUNA

A Margaret Hamilton la Medaglia della Libertà

Premiata la settimana scorsa da Obama, fu la programmatrice che guidò il team responsabile della scrittura del codice del computer di bordo del Programma Apollo. Un codice, scrive Luca Perri, che contiene letteralmente la fatica e le speranze di un gruppo di eroi dimenticati

Margaret Hamilton accanto alla pila di volumi di software prodotto da lei e dal suo team del MIT per il Programma Apollo. Crediti: Wikimedia Commons

Margaret Hamilton accanto alla pila di volumi di software prodotti da lei e dal suo team del MIT per il Programma Apollo. Crediti: Wikimedia Commons

Mercoledì 16 novembre l’ormai Presidente uscente Barack Obama ha conferito le Medaglie Presidenziali della Libertà, una delle due massime decorazioni degli Stati Uniti. L’onorificenza va a coloro che hanno dato “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”. In TV e sui giornali, negli ultimi due giorni, sono stati esaltati i medagliati Michael Jordan, Tom Hanks, Bruce Springsteen, Ellen DeGeneres e altri. In pochi però, a parte qualche nerd sui social, si sono ricordati di anche solo citare Margaret Hamilton.

Margaret fu la programmatrice che guidò il team dell’Instrumentation Lab del Massachussetts of Technology (MIT) responsabile della scrittura del codice del sistema di guida dell’Apollo Guidance Computer. In pratica, il software del computer di bordo del Programma Apollo. Il software che ci ha permesso di andare sulla Luna.

Nella foto potete vedere Margaret in quella che forse è la fotografia più famosa che la ritrae: quella pila di volumi, alta quanto lei, è la trascrizione su carta di ogni singola riga del suddetto codice. Un codice che contiene letteralmente la fatica e le speranze di un gruppo di eroi dimenticati, che permise all’umanità di raggiungere uno dei traguardi più ambiziosi della sua Storia.

Letteralmente, dicevo. Perché fra le varie annotazioni rintracciabili fra le righe di quei volumi – i commenti che di solito vengono inseriti nel codice in modo da aiutare chi rielaborerà il programma in futuro – è possibile scoprire piccoli brandelli di vita di persone che non erano soltanto scienziati, ma anche esseri umani.

Accanto ad alcune righe di codice si legge “Temporanee, spero spero spero”. Una speranza rimasta senza soddisfazione, visto che poi quelle righe rimasero nel programma. Un blocco del codice si apre con un “Salve” e si chiude con un “Arrivederci, tornate presto”. Burloni.

Un programmatore evidentemente appassionato di letteratura pensò poi bene di corredare il codice con una citazione dall’Enrico VI di Shakespeare (Atto 2, Scena 4): “Ti sarà provato in faccia che tu avesti sempre attorno a te uomini che ti parlavano di nomi e di verbi e di altre parole abominevoli che orecchio cristiano non può ascoltare”. A cosa si riferisse nello specifico, non lo sapremo mai.

Nel caso in cui abbiate qualche anno sabbatico da investire e vogliate scoprire da soli altri stralci interessanti, sappiate che il codice è disponibile online su Github. Qualora voleste scaricarlo, il file pesa 1 MB. Un quantitativo di memoria più che investibile, per un caposaldo della storia informatica. Un piccolo gesto per omaggiare Margaret Hamilton e il suo team di eroi dimenticati. E per far sì che il loro straordinario lavoro non si perda nei meandri della Storia.

Congratulazioni per la tua onorificenza, Margaret!


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