IL “CREPUSCOLO” DI GIACOBAZZI STREGA LA NASA

Alba sul radiotelescopio. Ed è subito APOD

S’intitola “Twilight Radio”, ritrae la Stazione Radioastronomica di Medicina (BO) con Luna e Mercurio. E la NASA l’ha eletta “Foto astronomica del giorno”. È stata scattata il 29 settembre da Pierluigi Giacobazzi, astrofotografo di Modena, «con assioli, civette e tante zanzare a farmi compagnia», racconta a Media INAF

“Moon, Mercury, and Twilight Radio”. Astronomy Picture of the Day dell'8 ottobre 2016. Crediti & Copyright: Pierluigi Giacobazzi

“Moon, Mercury, and Twilight Radio”. Astronomy Picture of the Day dell’8 ottobre 2016. Crediti & Copyright: Pierluigi Giacobazzi

C’è tutto, in questo paesaggio d’un autunno appena nato. C’è la Luna. C’è Mercurio. Ci sono i filari d’antenne della Croce del Nord, c’è la parabola da 32 metri che svetta su un’alba della “bassa”, là dove Emilia e Romagna si confondono lungo una pianura così densa che il crepuscolo sembra non finire mai. E c’è la passione. Quella passione che ti porta a percorrere decine di chilometri in piena notte, con l’attrezzatura fotografica buttata lì sul sedile a fianco, per essere sul posto al momento giusto. Quella passione che ha convinto la NASA a scegliere “Twilight Radio” – questo il titolo dello scatto – come Astronomy Picture of the Day (APOD) di quest’oggi.

L’autore è il modenese Pierluigi Giacobazzi, classe 1971, astrofotografo e divulgatore scientifico. Membro della Royal Photographic Society e della Cloud Appreciation Society, Giacobazzi si definisce un “cacciatore di eclissi” e un “contemplatore di nuvole”. La sua missione, dice a Media INAF, «è rivolta a diffondere la cultura relativa alle scienze astronomiche». Direttore, fino al 2015, del Civico Planetario “Francesco Martino” di Modena, tiene conferenze, serate di osservazioni pubbliche al telescopio, workshop tematici e spedizioni scientifico-fotografiche dedicate agli eventi astronomici del momento. Ma in mezzo a tutto questo turbinio di attività, non perde occasione per immergersi nei colori del tramonto e dell’alba. Com’è accaduto, appunto, in questo caso.

Pierluigi Giacobazzi. Fonte: pierluigigiacobazzi.com

Pierluigi Giacobazzi. Fonte: pierluigigiacobazzi.com

Dove e quando è nata, “Twilight Radio”?

«È nata giovedì 29 settembre, alle 4:29 am UTC [ndr, le 6:29 di mattina], nei pressi della Stazione Radioastronomica di Medicina, in provincia di Bologna. A seguito di ritardo accumulato nella fase di trasferimento da Modena a Medicina, sono giunto sul posto a crepuscolo nautico iniziato. Dopo aver spento ogni dispositivo arrecante possibili radio-disturbi, mi sono affrettato a percorrere a piedi il sentiero di campagna che mi ha consentito di raggiungere il sito di ripresa individuato in fase di programmazione. Il tempo di estendere le gambe del treppiede, installare il set-up fotografico, comporre l’inquadratura e regolare il fuoco dell’obiettivo e, solo per pochi secondi, sono riuscito ad acquisire la fotografia».

Una faticaccia…

«Piuttosto stressante, ma al contempo molto emozionante. Il tutto, con assioli, civette e tante zanzare a farmi compagnia».

E il lavoro preparatorio?

«È stata necessaria una puntuale programmazione del sito di ripresa in concomitanza dell’evento celeste. A tal fine, ho impiegato apposite app fotografiche che consentono di stimare il campo dell’inquadratura paesaggistica a tempi prestabiliti. Così facendo ho potuto registrare la congiunzione del pianeta Mercurio con la Luna, contestualizzandola sull’orizzonte della stazione radioastronomica».

Attrezzatura e altri dettagli tecnici?

«Fotocamera DSLR Nikon D750 – obiettivo 60mm f/2.8, utilizzato a f/4.0 – 100 ISO ed 1 secondo di esposizione».

E vederla oggi scelta come APOD dalla NASA, il traguardo di ogni astrofotografo?

«Per me è un giorno molto importante, che conferma quanto sia entusiasmante il poter utilizzare le proprie fotografie come strumento di divulgazione scientifica all’interno di planetari e scuole. La narrazione della fenomenologia celeste, unitamente alla descrizione dell’avventura fotografica vissuta, rappresentano un modo molto efficace per avvicinare i giovani a osservare la volta celeste e a condurli verso i temi della ricerca astronomica».

È la prima volta?

«Sì, è la mia prima APOD. E sono molto contento di aver contribuito a ricordare una struttura d’eccellenza italiana, come la Stazione Radioastronomica di Medicina, nel circuito mondiale di divulgazione della NASA».


Per saperne di più: