NIENTE APP E VIDEOGAME SULLA ISS

Pokémon Go: vietato agli astronauti

Immaginate quanti Pokémon potreste aggiungere alla vostra collezione se solo foste un astronauta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale: un giro del mondo ogni 90 minuti. Ma la NASA dice no alla Pokémania, meglio gli applied game

Crediti: NASA.

Crediti: NASA.

Pokémon Go è in Italia da venerdì scorso. La app tutta da giocare, disegnata per smartphone e che a colpi di realtà aumentata ha dato inizio alla caccia al tesoro più grande del mondo. Il tesoro non c’è neanche bisogno di dirlo sono i Pokémon, e che altro? Il terreno di gioco è il pianeta Terra.

Cosa c’entra tutto questo con la scienza? Apparentemente nulla. A meno che anche voi come Loren Grush, giornalista di The Verve esperta di tecnologia ex mezzobusto di Fox News, non vi stiate già cullando al pensiero di quanti Pokémon potreste aggiungere alla vostra collezione se solo foste uno degli astronauta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Un giro del mondo ogni 90 minuti. Centinaia, ma che dico migliaia, di Pokéstop al giorno. Punteggio stellare garantito 100%.

Loren Grush ha fatto anche di meglio: ha interpellato direttamente la NASA per un commento. Se solo il GPS funziona a quota 400 chilometri e gli astronauti hanno uno smartphone con loro, cosa vieta loro di giocare tutto il santo giorno a Pokémon Go?

«Purtroppo gli astronauti non possono giocare sulla ISS», la risposta laconica dell’agenzia spaziale statunitense. «C’è effettivamente un limitato numero di smartphone a disposizione sulla stazione, ma è a disposizione dell’equipaggio per le sole attività scientifiche. E comunque non c’è internet».

E vabbé, pazienza. È stato bello sperarci, almeno un momento. Ma c’è chi non si arrende: sul profilo fake di Curiosity su Twitter, per esempio, è comparso uno scatto decisamente ilare.

Credti: @SarcasticRover.

Credti: @SarcasticRover.

E pensare che la NASA è sempre stata all’avanguardia in fatto di creature provenienti dallo Spazio profondo. Una decina di anni fa, quando già l’umanità bambina era condannata al fenomeno Pokémon, l’agenzia spaziale statunitense se n’era uscita con Deoxys (come acido desossiribonucleico, il DNA), un virus spaziale accidentalmente mutato in Pokémon a seguito dell’esposizione a raggi laser, e che alla NASA era servito per avviare un programma di edutainment di frontiera con un card game dedicato.

Ma adesso che Pokémon Go sta conquistando il mondo – giornali e web ne discutono da settimane e le azioni della casa produttrice Nintendo sono salite del 50% nel corso di una settimana – la scienza non ci sta. Meglio puntare sugli applied game (anche conosciuti come serious game), i videogiochi didattici che tante istituzioni stanno sviluppando e che promettono di divertire grandi e piccini. Insegnando qualcosa di utile, che non guasta.