TROVATO IL GAS MANCANTE

La galassia con la scia

Il Canada France Hawaii Telescope ha puntato i suoi strumenti per la prima volta su una galassia dell’ammasso della Vergine: NGC 4569. Quello che ha scoperto è un’enorme scia, lunga più di 300 mila anni luce, composta da idrogeno gassoso, che corrisponde al gas mancante nella galassia. Il commento di Alessandro Boselli del Laboratoire d'Astrophysique de Marseille

La galassia in primo piano è NGC 4569, una galassia a spirale che si trova all’interno dell’ammasso della Vergine. I filamenti rossi sulla destra dell’immagine corrispondono all’idrogeno gassoso rilasciato dalla galassia. La scia contiene circa il 95% del gas di cui la galassia ha bisogno per alimentare la formazione di nuove stelle. Crediti: CFHT/Coelum

La galassia in primo piano è NGC 4569, una galassia a spirale che si trova all’interno dell’ammasso della Vergine. I filamenti rossi sulla destra dell’immagine corrispondono all’idrogeno gassoso rilasciato dalla galassia. La scia contiene circa il 95% del gas di cui la galassia ha bisogno per alimentare la formazione di nuove stelle. Crediti: CFHT/Coelum

Un team internazionale di astronomi ha scoperto una spettacolare scia di gas, lunga più di 300 mila anni luce, che scaturisce da una galassia vicina a noi, NGC 4569. La scia è costituita da idrogeno gassoso, ovvero il materiale da cui si formano nuove stelle, ed è cinque volte più lunga della galassia stessa. Lo studio è stato guidato da Alessandro Boselli al Laboratoire d’Astrophysique de Marseille, e pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics.

Luca Cortese, astrofisico dell’International Centre for Radio Astronomy Research in Australia, che fa parte del team, ha sottolineato che gli scienziati sapevano da tempo che la galassia NGC 4569 conteneva meno gas del previsto, e non riuscivano a capire dove fosse andato a finire.

«Non trovavamo la prova schiacciante di una qualche forma di rimozione del gas galattico», dice Cortese. «Ora, grazie a queste osservazioni, siamo riusciti a vedere per la prima volta una grande quantità di gas che crea un flusso in uscita dalla galassia. La cosa più interessante è che misurando la massa del flusso, troviamo che equivale alla quantità di gas che manca dal disco della galassia».

NGC 4569 si trova nell’ammasso della Vergine, un gruppo di galassie a circa 55 milioni di anni luce dalla Via Lattea. Sta viaggiando all’interno dell’ammasso a 1.200 chilometri al secondo, e Cortese ha spiegato che è proprio questo moto a causare la perdita di gas da parte della galassia.

«Sappiamo che i grandi ammassi di galassie intrappolano un sacco di gas caldo», dice Cortese. «Sicché, quando una galassia entra nell’ammasso, sente la pressione del gas, come quando si sente il vento sul viso, e questa pressione è in grado di strappare la materia dalla galassia».

Il Canada France Hawaii Telescope. Crediti: Vadim Kurland

Il Canada France Hawaii Telescope. Crediti: Vadim Kurland

La scoperta è stata possibile grazie alle immagini raccolte dal Canada France Hawaii Telescope, che ha puntato i suoi strumenti su NGC 4569 per l’osservazione più lunga mai realizzata di questa galassia. Cortese aggiunge che questa potrebbe essere solo la prima di molte galassie di cui osserviamo un comportamento simile. «È un risultato esaltante, perché quella che abbiamo effettuato era solo un’osservazione pilota, dedicata alla galassia a spirale più brillante nell’ammasso della Vergine», dice Cortese. «Siamo rimasti stupiti dai risultati che abbiamo ottenuto. È davvero promettente, poiché significa che molto probabilmente troveremo caratteristiche simili in molti altri ammassi di galassie».

«Il risultato che abbiamo ottenuto indica che il processo chiamato in gergo “ram pression” (pressione d’ariete), dovuto all’interazione dinamica delle galassie con il gas diffuso situato all’interno degli ammassi, è molto più efficace di quanto previsto», spiega Alessandro Boselli a Media INAF. «Fino ad oggi si credeva che questo processo fosse efficiente solo nelle galassie di piccola massa situate all’interno degli ammassi più grandi, mentre le nostre osservazioni hanno mostrato che è valido anche per spirali massicce come NGC 4569 e in ammassi di dimensioni intermedie, come quello della Vergine. I nuovi modelli evolutivi dovranno tenere conto di questo risultato, perché suggerisce che la trasformazione delle galassie in ambienti densi è molto più rapida di quanto si pensasse. Per questo stiamo preparando un programma di 100 notti di osservazione con cui riusciremmo a mappare tutto l’ammasso della Vergine usando la stessa tecnica. Speriamo di riuscirci!».

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Fonte: Media INAF | Scritto da Elisa Nichelli