IL TEST DI LANCIO MINUTO PER MINUTO

Orion+SLS: c’è un piano di volo

70mila chilometri oltre la Luna: questo l'obiettivo del primo test di volo in combinata per lo Space Launch System NASA e la capsula Orion Deep Space. All'agenzia spaziale statunitense si guardan bene dall'indicare una qualsiasi data o finestra di lancio buona per il primo e ambizioso test, ma ecco spunta un dettagliato piano di volo della futura Exploration Mission-1

Durante la Exploration Mission-1, Orion si avventurerà ben oltre la Luna in un test senza equipaggio della durata complessiva di tre settimane. Crediti: NASA.

Durante la Exploration Mission-1, Orion si avventurerà ben oltre la Luna in un test senza equipaggio della durata complessiva di tre settimane. Crediti: NASA.

Alla NASA si guardan bene dall’indicare una qualsiasi data o finestra di lancio buona per il primo e ambizioso test. Ma ecco spunta un dettagliato piano di volo per quella che l’agenzia spaziale statunitense ha battezzato Exploration Mission-1, ovvero il lancio di prova della navicella Orion Deep Space a bordo dello Space Lauch System, il più potente razzo mai costruito dall’uomo e che promette di portare l’uomo su Marte.

Per il Pianeta Rosso, è sicuro, c’è da aspettare, ma non pensiate che l’obiettivo del primo test di volo combinato per SLS e Orion sia meno ambizioso: 70mila chilometri oltre la Luna.

La capsula Orion ha concluso con successo il suo primo test di volo alla fine del 2014. E nonostante una lunga serie di intoppi e tagli al bilancio, anche SLS ha portato a casa l’approvazione a procedere dello Standing Review Board, ai primi di novembre 2015. Quello che gli Stati Uniti hanno sempre presentato come l’erede del programma Apollo e il più potente razzo mai costruito dall’uomo, punta però al raddoppio: da 77 a 143 tonnellate in capacità di sollevamento. Nell’attesa che tutto finisca bene e secondo i sacri crismi NASA, ecco però spuntare un primo e dettagliato piano di volo, per scoprire passo passo che cosa avverrà durante il primo storico volo in combinata della nuova tecnologia statunitense che darà nuova linfa (così sperano) ai programmi di esplorazione umana dello spazio.

Punto primo: durante il suo primo decollo sulla punta di SLS, la capsula Orion non avrà equipaggio umano a bordo. La Exploration Mission-1 avrà una durata complessiva di tre settimane, restando in volo come nessun velivolo ha mai fatto prima (senza attracchi a una stazione spaziale) per rientrare su Terra a velocità e temperature folli. «Questa missione tenterà qualcosa che non è mai stato fatto prima», ha commentato Mike Serafin, responsabile della missione EM-1 presso la sede dell’agenzia spaziale statunitense a Washington DC.

Punto secondo: dopo il decollo dalla piattaforma Launch Complex 39B del Kennedy Space Center in Florida, SLS si separerà dallo stadio inferiore per proseguire con lo Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), progettato per garantire a Orion la spinta necessaria per raggiungere la Luna. La capsula proseguirà poi la sua corsa da sola, mentre il modulo ICPS provvederà a sganciare una serie di piccoli satelliti, i CubeSats di cui su MediaINAF abbiamo spesso parlato.

Nel suo viaggio dalla Terra alla Luna, Orion sarà traghettata da un modulo di servizio, progettato e fornito dall’Agenzia Spaziale Europea. Orion attraverserà le fasce di Van Allen, la costellazione di satelliti GPS per il posizionamento globale, e dialogherà costantemente con Houston attraverso il Deep Space Network. Per raggiungere la Luna occorreranno diversi giorni, durante i quali gli ingegneri avranno tempo di valutare le condizioni di salute del velivolo e correggere eventualmente la traiettoria. Raggiunto il satellite terrestre, Orion approfitterà della fionda gravitazionale della Luna per guadagnare ancora una volta lo spazio profondo e raggiungere la distanza recordo di 70mila chilometri oltre a essa (distanza record se, un domani, l’uomo sarà realmente a bordo della combinata Orion+SLS).

Per il suo viaggio di ritorno verso la Terra, Orion eseguirà un secondo passaggio ravvicinato alla Luna – a un centinaio di metri dalla superficie – per poi proseguire a folle velocità, finendo per attraversare l’atmosfera terrestre viaggiando a 11 chilometri al secondo, e sviluppando una temperatura di 2.760 gradi Celsius. La sonda ammarerà nell’Oceano Pacifico al largo della costa di San Diego.