SCOPERTO ORGANISMO MODELLO

Agronomia spaziale: spunta la pianta “magica”

L’hanno chiamata “magic plant” e promette di rivoluzionare l’agronomia spaziale. Una specie di tabacco australiana che si è rivelata essere un ottimo organismo modello: studiandone la genetica potremmo presto coltivare con successo vegetali nello spazio

Matt Demon, agronomo pioniere su Marte, nell'ultimo film di Ridley Scott "The Martian".

Matt Demon, agronomo pioniere su Marte, nell’ultimo film di Ridley Scott “The Martian”.

Il mondo vegetale è pieno di sorprese. E come nella fiaba di Joseph Jacobs – Jack e il fagiolo magico – potreste svegliarvi una mattina e scoprire in giardino una pianta mastodontica arrampicarsi fino al cielo. Risalendone il fusto è improbabile che raggiungiate un castello pieno di ricchezze, ma potreste restare comunque sorpresi.

Già, perché nel giardino della scienza una pianta “magica” sembra essere spuntata davvero: si chiama Pitjuri e a prendersene cura sono i ricercatori della Queensland University of Technology (QUT). Si tratta di una pianta di tabacco, nativa australiana e da anni utilizzata in genetica come organismo modello per testare il comportamento di virus e vaccini. Dalla sua mappatura genica potrebbe dipende il futuro dell’agronomia nello spazio.

«È la cavia del mondo vegetale, una pianta “magica” dalle proprietà sorprendenti», spiega il professor Peter Waterhous della QUT. «Con il sequenziamento del genoma, siamo stati in grado di ricostruire la storia di questo organismo modello, andando indietro fino al 1939, quando uno scienziato australiano ha inviato per la prima volta i semi del vegetale a un collega americano. Da allora la Nicotiana benthamiana ha fatto il giro del mondo. Ma la sua storia è anche più lunga: parliamo di una specie che abita il nostro Pianeta da circa 750mila anni».

Avere finalmente un organismo modello vegetale permette alla scienza di ripensare il futuro della ricerca biotecnologica. L’obiettivo è ambizioso: ottenere organismi che germinino e crescano rapidamente, con un tempo di fioritura ridotto, e che soprattutto ha bisogno di poca acqua. Come nella nuova pellicola di Ridley Scott The Martian, la coltivazione di piante e ortaggi su Marte potrebbe rivelarsi più fattibile di quanto pensiamo (vedi MediaINAF).

Anzi. Soprattutto nello spazio, dove è più semplice immaginare un ambiente sterile per la coltivazione di esemplari privi di sistema immunitario e che quindi possono massimizzare le loro energie su crescita e sviluppo. In pratica, andando a privare un esemplare del sistema immunitario, si creano le condizioni per accelerare crescita e riproduzione via biotech.

Interessanti, come sempre, anche le ricadute a Terra della ricerca. «Così come in medicina le cavie prive di sistema immunitario si rivelano organismi modello per lo studio di cancro e malattie, allo stesso modo una pianta “nuda” può accelerare le ricerche in agronomia», conclude Waterhouse.