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SWIFT alla portata di tutti

i lavori del congresso del decimo anno, che fanno il punto sullo stato della ricerca in alcuni dei settori chiave della Time Domain Astrophysics a 10 anni dal lancio delle missione, sono stati riuniti nel volume 7 del Journal of High-Energy Astrophysics. Il volume, diviso in tre sezioni, dedicate alla missione, alle problematiche dei GRBs ed alle diverse classi di sorgenti variabili, è ora liberamente disponibile sulla piattaforma ScienceDirect.

journal of heaNel dicembre dello scorso anno la comunità scientifica che utilizza il satellite SWIFT si è riunita a Roma per celebrare i 10 anni di operatività della missione che, oltre a dedicarsi con grande successo alla ricerca dei lampi gamma, ha contribuito allo studio di ogni tipo di sorgenti variabili.

Mentre le presentazioni sono state da subito disponibili nel sito della conferenza , possiamo ora annunciare che gli atti della conferenza sono pubblicati come proceedings della SISSA.

In parallelo, i lavori di più ampio respiro, che fanno il punto sullo stato della ricerca in alcuni dei settori chiave della Time Domain Astrophysics a 10 anni dal lancio delle missione, sono stati riuniti nel volume 7 del Journal of High-Energy Astrophysics. Il volume, diviso in tre sezioni, dedicate alla missione, alle problematiche dei GRBs ed alle diverse classi di sorgenti variabili, è ora liberamente disponibile sulla piattaforma ScienceDirect.

Il satellite Swift, lanciato il 20.11.2004, ha a bordo tre strumenti che permettono agli scienziati di osservare i Gamma Ray Burts e altre sorgenti transienti e non. Swift è in grado di comunicare alle stazioni di terra le coodinate del lampo gamma pochi secondi dopo averlo rivelato dando così a tutti i telescopi del mondo (a terra e in orbita) l’opportunità di osservare l’evoluzione nel tempo della luce prodotta nell’esplosione.

Il satellite è una missione NASA con partecipazione internazionale (Italia e UK). L’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera ha provveduto le ottiche XRT e ha realizzato, assieme ad altri istituti INAF, il telescopio ottico-infrarosso REM. La partecipazione italiana è resa possibile anche grazie al supporto di ASI, che fornisce anche la stazione di terra di Malindi.