UN SINGOLARE COMPORTAMENTO

Macchie solari in fuga

L'osservazione di un folto gruppo di macchie solari effettuata negli ultimi giorni di agosto ha mostrato un comportamento particolare: inizialmente raggruppate le macchie sono andate distanziandosi con il passare dei giorni

Il gruppo di macchie solari osservato negli ultimi giorni dello scorso mese così come appariva il 26 agosto, una volta che le stesse si erano distanziate. Credit: Solar Dynamics Observatory, NASA

Il gruppo di macchie solari osservato negli ultimi giorni dello scorso mese così come appariva il 26 agosto, una volta che le stesse si erano distanziate.
Credit: Solar Dynamics Observatory, NASA

Un folto gruppo di macchie solari è stato osservato sulla superficie del Sole per un periodo di sei giorni, dal 21 al 26 agosto scorsi. La particolarità del fenomeno è che nel corso dell’osservazione il grappolo di macchie, inizialmente raggruppate in un singolo cluster, si è poi a poco a poco separato dando luogo a gruppi distinti. Nella regione si sono prodotte diverse eruzioni solari di classe M (ovvero di media intensità). Nel periodo considerato tali macchie erano le uniche di significativa grandezza osservabili sul Sole. L’immagine mostra il fenomeno come osservato il 26 agosto, una volte che le macchie si sono distanziate.

Le macchie solari sono zone osservabili come macchie scure sulla fotosfera, e il fenomeno è dovuto alla minore temperatura ed all’intensa attività magnetica che contraddistingue le zone stesse. Tali aree, in cui la temperatura raggiunge i 4000 gradi kelvin, anche se in realtà estremamente luminose, diventano osservabili “per contrasto” come zone scure in confronto alle regioni circostanti, dove la temperatura si aggira sui 6000 gradi kelvin. Il numero delle macchie solari è variato e varia nel corso del tempo, si è iniziato a misurarne il numero a partire dal 1700, risalendo fino al 1500 per stima. Una suggestiva testimonianza scritta dell’osservazione del fenomeno è quella fatta da Galileo Galilei in una lettera scritta a Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VI, nel 1612, Galileo afferma di aver osservato le macchie solari sin dal gennaio 1611: «Sono circa a diciotto mesi, che riguardando con l’occhiale nel corpo del Sole, quando era vicino al suo tramontare, scorsi in esso alcune macchie assai oscure; e ritornando più volte alla medesima osservazione, mi accorsi come quelle andavano mutando sito, e che non sempre si vedevano le medesime, o nel medesimo ordine disposte, e che talvolta ve n’eran molte, altre volte poche, e tal ora nessuna».

Nel video che potete vedere cliccando qui è possibile osservare il fenomeno nel periodo di osservazione e vedere le macchie che si allontanano tra loro.