LA MISSIONE ALLA CONQUISTA DELL’ASTEROIDE

Pronti gli “occhi” di OSIRIS-REx

La sonda della NASA verrà lanciata nel 2016 e incontrerà Bennu nel 2018. L'obiettivo è studiarne la superficie e raccogliere campioni di circa 60 grammi ciascuno da riportare poi sulla Terra nel 2023. Le tre camere che seguiranno tutto il processo sono MapCam, PolyCam e SamCam

     25/08/2015
Rappresentazione artistica dell'OSIRIS-REx della NASA che raccoglierà campioni di roccia dall'asteroide Bennu. Crediti: NASA/Goddard

E’ Rappresentazione artistica dell’OSIRIS-REx della NASA che raccoglierà campioni di roccia dall’asteroide Bennu. Crediti: NASA/Goddard

E’ l’asteroide Bennu l’obiettivo della missione della NASA OSIRIS-REx (la missione è coordinata dall’Università dell’Arizona) il cui lancio è previsto nell’autunno del 2016. Dopo due anni di viaggio arriverà sull’asteroide dal quale estrarrà campioni di materiale primitivo e li riporterà sulla Terra per analizzarli. Un nuovo passo avanti nella realizzazione della missione è avvenuto di recente con la consegna presso il Lockheed Martin Space Systems di Denver delle tre camere che verranno montate sulla sonda Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer della NASA e che mapperanno la roccia gigante (circa 500 metri di larghezza).

L’array si chiama OCAMS (OSIRIS-REx Camera Suite) ed è stato progettato Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona. La più grande di queste tre camere è la PolyCam, un piccolo telescopio che scatterà le prime immagini di Bennu da una distanza di “soli” 2 milioni di chilometri fornendo anche dettagli ad alta risoluzione del sito da dove verrà prelevato il campione di roccia. La MapCam si dedicherà invece alla ricerca di satelliti e getti di polvere attorno all’asteroide, fotografando l’oggetto a colori per poi costruire una mappa topografica. Infine SamCam documenterà l’acquisizione del campione.

La suite OCAMS: MapCam (sinistra), PolyCam e SamCam. Crediti: University of Arizona/Symeon Platts

La suite OCAMS: MapCam (sinistra), PolyCam e SamCam. Crediti: University of Arizona/Symeon Platts

«Questo è un altro grande passo in avanti nella preparazione della nostra missione», ha detto Mike Donnelly, il project manager di OSIRIS-REx presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Maryland. Dante Laurettaprincipal investigator della missione ha poi spiegato: «PolyCam, MapCam e SamCam saranno i nostri occhi su Bennu. Le OCAMS forniranno le immagini di cui abbiamo bisogno per completare la nostra missione mentre la sonda è ancora nell’orbita dell’asteroide».

«L’obiettivo più importante di queste tre camere è quello di massimizzare la nostra abilità di raccogliere con successo un campione e riportarlo sulla Terra», ha aggiunto Bashar Rizk, scienziato che si occupa delle OCAMS. «La nostra missione richiede molte attività durante un solo viaggio – navigazione, mappatura, riconoscimento, selezione del sito di raccolta e la raccolta del campione. Mentre siamo lì, abbiamo bisogno dell’abilità di vedere continuamente cosa sta accadendo attorno all’asteroide in modo da poter prendere decisioni in tempo reale».

OSIRIS-REx è la prima missione dedicata alla raccolta di un campione di roccia da un asteroide e riporterà a casa il più grande campione dopo la missione lunare Apollo. L’indagine di questa sonda servirà a definire missioni future per prevedere ed evitare un impatto con un asteroide, qualora dovesse essere necessario. Cosa prevede la missione? Dopo poco sei mesi o un anno passati nell’orbita di Bennu (la fase di osservazione può durare al massimo 505 giorni), il satellite della NASA effettuerà dei prelevi di campioni, ognuno di circa 60 grammi, che verranno analizzati sul nostro pianeta. La sonda vi farà ritorno nel 2023.

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