ESOPIANETI, FISICA DEL PLASMA E POLARIMETRIA X

Tre in gara per il 2025, solo una ce la farà

La selezione per la quarta e ultima delle missioni scientifiche di classe media (M4) dell’Agenzia spaziale europea ha ristretto la rosa delle proposte da 27 a 3. Roberto Della Ceca (INAF): «C’è molta Italia, e in posizioni di rilievo, in tutti e tre i progetti selezionati»

Esopianeti, alte energie e fisica del plasma: i tre ambiti pre-selezionati dall'ESA

Esopianeti, alte energie e fisica del plasma: i tre ambiti pre-selezionati dall’ESA fra i quali scegliere la quarta missione scientifica di classe media

Una riecheggia il mito azteco. Un’altra si rifà invece a quello scandinavo – o agli Avengers, se preferite. La terza, infine, si chiama come uno fra i personaggi di Shakespeare più amati dal grande pubblico. Xipe, Thor e Ariel, dunque: questi i nomi dei tre progetti scientifici sopravvissuti alla penultima fase per la selezione della missione spaziale che l’ESA manderà in orbita nel 2025.

Erano partite in 27, alla fine ne resterà una soltanto – la M4, dove ‘M’ sta per medium-class – a completare il poker delle missioni scientifiche di classe media (ci sono anche quelle di classe large) le cui altre tre carte sono rappresentate da Solar Orbiter (M1, lancio nel 2018), Euclid (M2, lancio nel 2020) e Plato (M3, lancio nel 2024).

Questi i nomi, dicevamo, ma in realtà, come sempre in questi casi, fra le lettere del mito s’è cercato d’incastrare un acronimo che avesse qualche significato, in grado d’esplicitarne gli obiettivi scientifici. Andiamo dunque a scioglierli, questi acronimi, e a conoscere su quali temi s’è orientata la scelta dell’Agenzia spaziale europea.

XIPE sta per X-ray Imaging Polarimetry Explorer (qui una presentazione del progetto, a prima firma italiana), e ha l’ambizione di scoprire come si comporta la materia in condizioni estreme studiando i raggi X provenienti da sorgenti astrofisiche d’alta energia – come le supernove, i getti galattici, i buchi neri e le stelle di neutroni. Nel caso in cui venisse selezionata, osserva l’ESA, sarebbe il primo telescopio con sensibilità sufficiente a compiere misure ad alta risoluzione di polarizzazione di queste sorgenti, aprendo così una nuova finestra nello studio dell’Universo ad alte energie.

Alla fisica del plasma, e in particolare allo studio dei processi alla base del comportamento del plasma spaziale in condizioni di turbolenza, è invece dedicato THOR, acronimo di Turbulence Heating ObserveR (qui il sito web dedicato). Progettato per rimanere in orbita terrestre, il suo oggetto d’indagine immediato sarebbe l’interazione del vento solare con il campo magnetico del nostro pianeta, primo passo per approfondire l’interazione, più in generale, fra i pianeti e le loro stelle madri.

Infine ARIEL, l’Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey (qui un pdf con alcune slides sulla proposta) che aspira ad analizzare le atmosfere di circa 500 esopianeti, in orbita attorno a stelle vicine, per determinarne la composizione chimica e le condizioni fisiche, così da permetterci di comprenderne meglio i processi di formazione.

Quale delle tre la spunterà è ancora presto per dirlo, ma in ogni caso i nostri astronomi saranno in prima linea. «C’è tanta, tanta Italia in queste tre missioni», osserva infatti Roberto Della Ceca, responsabile dell’Unita per la gestione dei progetti spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. «Come INAF abbiamo posizioni di Co-PI e diverse posizioni di Co-I nella missione ARIEL, posizioni rilevanti di Co-I nella missione THOR e la PI-ship nella missione XIPE, segno della vitalità e dell’inventiva della nostra comunità».

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