DOPO 20 ANNI DALLA CADUTA

Risolto il mistero del bolide ceco

Trovati i frammenti del meteorite di Benešov dopo 20 anni dall’avvistamento del bolide sopra la Repubblica Ceca. Sono di tipo mineralogico diverso e indicano una composizione eterogenea dell’asteroide da cui provengono. Il commento di Giovanni Valsecchi (INAF)

Immagine del bolide di Benešov ripresa dallo Ondřejov Observatory. La magnitudine apparente era -22, 6000 volte più luminoso della Luna piena. Courtesy of Astronomy & Astrophysics

Immagine del bolide di Benešov ripresa dallo Ondřejov Observatory. La magnitudine apparente era -22, 6000 volte più luminoso della Luna piena. Da Astronomy & Astrophysics

Il 7 maggio 1991, attorno alla mezzanotte, sulla parte centrale di quella che si apprestava a diventare ufficialmente la Repubblica Ceca, un bolide luminoso fu avvistato e immortalato dalla European Fireball Network, una rete europea di sorveglianza per le meteore più luminose, nata diversi anni prima proprio nell’allora Cecoslovacchia. Il cosiddetto bolide di Benešov (dal nome della città – non lontana da Praga – più vicina all’evento) è uno dei meglio documentati, almeno nella categoria dei superbolidi, sul genere di quello recente di Čeljabinsk. Si conosce molto del suo folgorante transito nell’atmosfera terrestre, durato una manciata di secondi e certamente concluso con una pioggerella di residui. Tuttavia, nonostante i dati osservativi di alta qualità e una traiettoria favorevole ma, soprattutto, i grandi sforzi e i molti tentativi, nessun meteorite era stato trovato nelle settimane e negli anni successivi alla caduta.

Almeno fino al febbraio 2011, quando un gruppo di scienziati, guidati da Pavel Spurný dell’Istituto di Astronomia dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca, ha riconsiderato il quadro complessivo dell’evento, ricalcolando la traiettoria in atmosfera con un nuovo approccio, frutto dell’esperienza maturata con le meteoriti cadute in tempi più recenti. La nuova analisi ha portato a uno spostamento della linea di impatto di 330 metri, cosa che ha permesso alla squadra di setacciare con i metal detector una nuova zona, dove sono stati effettivamente recuperati frammenti di meteorite Benešov, a distanza di ben 20 anni dalla sua caduta. E’ la prima volta che viene ritrovato un meteorite in un tempo così lungo dopo l’osservazione del relativo bolide. La perseveranza degli scienziati è stata premiata sia dal ritrovamento che dai risultati dalle successive analisi, ora divulgati in uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics. Le analisi mostrano che i meteoriti trovati sono di diversi tipi mineralogici, lasciando intuire un asteroide genitore di composizione eterogenea.

Le prime tre meteoriti di Benešov trovate nell’aprile 2011 con i metal detector. Courtesy of Astronomy & Astrophysics

Le prime tre meteoriti di Benešov trovate nell’aprile 2011 con i metal detector. Da Astronomy & Astrophysics

Va detto che dell’asteroide originario, pesante più di quattro tonnellate, la graticola atmosferica ha lasciato cadere a Terra ben poco. La squadra ha rintracciato quattro piccoli frammenti, con un peso complessivo di meno di 12 grammi. Benché piccoli e fortemente degradati dalle intemperie, tutti i frammenti – eccetto il più piccolo – hanno conservato la parte interna sufficientemente intatta per un’analisi affidabile, da cui è appunto risultato che presentano tre diverse composizioni mineralogiche. I ricercatori hanno calcolato che la probabilità che questi quattro frammenti provengano da diversi meteoroidi, piuttosto che dal solo bolide di Benešov, e che siano sono stati trovati per caso nello stesso luogo – entro 40 metri dalla nuova traiettoria stimata – è inferiore a 1 su 100.000. Insomma, sono proprio i resti di un asteroide dalla composizione complessa, che ha terminato la sua corsa cosmica nei cieli di Praga (o giù di lì) in una notte primaverile di qualche anno fa.

“Il lavoro è molto interessante”, commenta a Media INAF Giovanni Valsecchi dell’INAF-IAPS di Roma, “e risolve un piccolo mistero. Sul bolide di Benešov si avevano un mucchio di dati, tutti concordi nell’indicare che qualche meteorite a terra si sarebbe dovuta trovare. Eppure non si era trovato niente”. Particolarmente rilevante, spiega ancora il ricercatore, il fatto che le meteoriti trovate nel 2011 rivelino l’eterogeneità della composizione del meteoroide, e quindi quella del corpo genitore, rafforzando quanto già messo in luce per la prima volta dalle meteoriti di Almahata Sitta (provenienti da un piccolo asteroide caduto in Sudan nel 2008), e cioè che i meteoroidi più grandi possono essere corpi molto complessi dal punto di vista della loro composizione. “Anni fa, chi avesse detto che ci poteva essere così tanta eterogeneità nelle meteoriti provenienti da un singolo meteoroide non sarebbe stato preso sul serio”, conclude Valsecchi.

Referenze:

 

Fonte: Media INAF | Scritto da Stefano Parisini