è KEPLER-10C, ROCCIOSO E 17 VOLTE PIù MASSIVO

Una megaterra per HARPS-N

Grazie allo spettrografo HARPS che guarda nella stessa zona di cielo del satellite della NASA Kepler, gli astronomi del consorzio Italia-USA-Uk-Svizzera hanno potuto trovare un pianeta con una composizione simile alla Terra ma 17 volte più massivo

Immagine: artist view del sistema solare di Kepler-10 (V. Guido/FGG)

Immagine: artist view del sistema solare di Kepler-10 (V. Guido/FGG)

Un pianeta denso di sorprese. È quello individuato dal cacciatore di pianeti Harps-N, uno spettrografo di alta precisione installato al Telescopio Nazionale Galileo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a La Palma, nelle isole Canarie, da poco più di due anni. Grazie allo spettrografo HARPS-N che guarda nella stessa zona di cielo del satellite della NASA Kepler, gli astronomi del consorzio Italia-USA-Uk-Svizzera hanno potuto trovare un pianeta con una composizione simile alla Terra ma 17 volte più massivo.

Kepler-10c, questo è il nome, era stato scoperto dal satellite NASA Kepler che ne aveva anche misurato le dimensioni, pari a 2,3 volte quelle terrestri, ma solo grazie alle continue osservazioni del team di astronomi con lo spettrografo si è giunti alla determinazione della sua massa. Con questi dati Kepler-10c risulta essere un pianeta denso e roccioso come il nostro pianeta.

Alla guida di questa scoperta è Xavier Dumusque (CfA, USA) che ha commentato “siamo rimasti sorpresi anche noi da quello che abbiamo trovato”. Infatti le teorie correnti non prevedono che si possa formare un pianeta roccioso di queste dimensioni, che dovrebbe essere invece della categoria dei pianeti ghiacciati come Nettuno. Un dato che allarga la possibilità di trovare pianeti nelle zone abitabili.

Kepler-10c ogni 45 giorni compie un’orbita attorno ad una stella di tipo solare, anche se si tratta di una stella molto più vecchia: 11 miliardi di anni rispetto al nostro giovane sistema solare di soli 4 e mezzo.

La scoperta di un pianeta tanto denso in un sistema planetario di 11 miliardi di anni ha anche grosse conseguenze sulla nostra visione dell’ Universo primordiale. Se un pianeta roccioso come Kepler-10c può essersi formato quando l’ universo aveva solo 3 miliardi di anni, questo significa che una certa quantità di elementi pesanti era già stata creata e messa in circolo in quel periodo dalla prima generazione di stelle.

Un altro dato, questo, a favore della possibilità di trovare gemelli della Terra, dato che si è ora dimostrato che possono essersi creati anche molto tempo addietro, quando nell’universo la presenza di metalli era ancora scarsa.

“Al TNG siamo veramente soddisfatti delle prestazioni del nuovo strumento, che pone l’Italia in prima fila nella ricerca dei pianeti extrasolari” aggiunge Emilio Molinari, Direttore del Telescopio Galileo, descrivendo lo spettrografo che registra oltre 20.000 immagini grezze all’anno e ha cambiato la filosofia di funzionamento di tutto l’osservatorio.

“Le mie congratulazioni al team che ha ottenuto questo risultato che è stato possibile grazie all’investimento che INAF ha fatto nel campo della ricerca dei pianeti extrasolari,in termini di risorse strumentali e di personale” dichiara Paolo Vettolani, Direttore Scientifico di INAF.

Il sistema solare della stella Kepler-10 si trova a 560 anni luce da noi, nella direzione della costellazione del Drago. Oltre alla MegaTerra (il pianeta 10c) Kepler ha anche trovato un pianeta di lava, di 3 masse terrestri ma vicinissimo al suo sole, orbitando in sole 20 ore.

Alessandro Sozzetti, membro del team che ha misurato la massa di Kepler-10c, sottolinea che “Ancora una volta le osservazioni aprono più possibilità di quelle che si stanno cercando, e il TNG con Harps-N è in perfetta simbiosi con il satellite Kepler in questa ricerca, e anche se Kepler è ora parzialmente disattivato, la sua seconda ricerca, denominata K2, e ancora di più l’arrivo dei satelliti TESS, Cheops e PLATO a cui partecipa anche INAF e l’Italia, daranno lavoro al cacciatore di pianeti per molto tempo”.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Redazione Media Inaf