PRESENTATI I PRIMI DATI DELLE TRE SONDE ESA

Il senso di Swarm per il magnetismo

In orbita da appena cinque mesi, la costellazione di tre satelliti dell'Agenzia spaziale europea per lo studio del geomagnetismo sta producendo dati eccellenti. L'augurio degli scienziati è che aiutino a chiarire le ragioni dell'indebolimento del campo magnetico terrestre

Differenze fra il campo magnetico della litosfera registrato da Swarm e il modello basato sui dati da missioni precedenti. Crediti:  ESA/DTU Space–N. Olsen

Differenze fra il campo magnetico della litosfera registrato da Swarm e il modello basato sui dati da missioni precedenti. Crediti: ESA/DTU Space–N. Olsen

Nucleo, mantello, crosta, oceani, ionosfera e magnetosfera: l’elenco delle sorgenti che concorrono a formare il campo magnetico terrestre è lungo. A districarsi fra tutti questi contributi, separandoli a loro volta da quello dovuto al Sole, ci prova da qualche tempo Swarm, una costellazione di tre sonde dell’Agenzia spaziale europea. Impacchettate come sardine nell’ogiva di un razzo Rokot, erano state messe in orbita con un unico lancio, dal cosmodromo di Plesetsk, il 22 novembre scorso. Da allora ci hanno dato dentro: la mappa presentata in anteprima dall’ESA mostra come, in appena cinque mesi, le sonde Swarm siano riuscite a misurare il campo magnetico della Terra con una precisione che in passato, alle missioni precedenti, aveva richiesto dieci anni di lavoro.

Metterle in pista non è stato semplice. Per consentire agli scienziati di separare i diversi contributi, le tre sonde seguono orbite molto precise: due procedono quasi affiancate a 462 chilometri d’altitudine, mentre la terza viaggia poco più in alto, a 510 chilometri dalla superficie terrestre. Uno scostamento, questo in altezza, che permette agli scienziati di distinguere, per esempio, tra le variazioni dovute all’attività solare da quelle che hanno origine nel nucleo della Terra.

E non c’è solo il campo geomagnetico, nella lista d’obiettivi di Swarm, ma anche la raccolta di dati utili a calcolare i campi elettrici nei pressi di ognuna delle sonde, misure fondamentali per lo studio dell’alta atmosfera.

Grande precisione, nessuna novità, dicevamo. L’immagine qui sopra mette a confronto il campo magnetico dovuto alla crosta terrestre misurato in questi mesi da Swarm e quello descritto dal modello del campo geomagnetico ad alta risoluzione CHAOS-4, ottenuto dai dati a basse altitudini raccolti nel corso di undici anni dal satellite CHAMP e da altre sonde. Le differenze sono pochissime, a conferma – scrive l’ESA – che la missione sta funzionando egregiamente.

«Ancora un paio di settimane e gli scienziati potranno avere accesso ai dati sul campo magnetico», dice il responsabile della missione Rune Floberghagen, dell’ESA, al quale spetta il compito di sancire la fine della fase di collaudo e dunque il definitivo passaggio di consegne alla comunità scientifica. Dati con i quali i ricercatori inizieranno a confrontarsi al convegno internazionale, dedicato a Swarm, in calendario per il mese di giugno. E che nei prossimi anni dovrebbero portarci a far luce su quel che sta accadendo nel cuore del nostro pianeta, sulle perturbazioni dovute all’attività solare e – soprattutto – sul perché il campo magnetico terrestre si sta progressivamente indebolendo.

Per saperne di più, guarda il servizio realizzato da INAF-TV in occasione del lancio: