ILLUSTRATO ALL'AREA RICERCA DI BOLOGNA

Un manifesto per integrare la ricerca europea

Presentato per la prima volta in Italia dai due proponenti, gli europarlamentari Amalia Sartori e Luigi Berlinguer, il manifesto “European Research Area: a Maastricht for research”. Uno stimolo per misure concrete verso l’integrazione della ricerca nel Vecchio Continente

Gli europarlamentari Amalia Sartori e Luigi Berlinguer

Gli europarlamentari Amalia Sartori e Luigi Berlinguer

European Research Area: lo Spazio Europeo della Ricerca. E’ una definizione con cui non solo dovremo familiarizzare, ma che deve trovare una più veloce e stringente applicazione concreta, pena l’ulteriore perdita di competitività globale del Vecchio Continente. Questo lo spirito del manifestoEuropean Research Area: a Maastricht for research”, presentato al Parlamento Europeo lo scorso ottobre da una duetto bipartisan di europarlamentari, Amalia Sartori del PPE e Luigi Berlinguer dell’Alleanza Progressista. Il manifesto è stato illustrato dai due estensori all’Area della Ricerca di Bologna in un’iniziativa organizzata da Aster, la società consortile emiliano-romagnola per l’innovazione e il trasferimento tecnologico. La prima tappa italiana di un tour per sensibilizzare università ed enti di ricerca, mondo produttivo e amministrazione pubblica, sull’esigenza di accelerare il processo di integrazione a livello europeo della ricerca scientifica e tecnologica.

Sebbene lo “Spazio Europeo della Ricerca” sia stato annunciato come una priorità politica dalle istituzioni europee, nonché esplicitamente inserito nel Trattato di Lisbona, secondo gli autori del manifesto è ancora ben lontano dalla sua realizzazione pratica. Occorre superare tutta una serie di diffidenze, di localismi, di difesa di tradizioni che, come hanno detto Sartori e Berlinguer, rappresentano una vera e proprio palla al piede per lo sviluppo economico dell’Europa. A causa della frammentazione nella politica della ricerca, l’Unione Europea è destinata a perdere ulteriormente competitività rispetto a vecchi e nuovi attori mondiali che, in quanto singoli Stati, risultano meglio organizzati. Ecco allora l’invito per l’emanazione di una vera e propria direttiva quadro sulla European Research Area, che vincoli gli Stati Membri in maniera più stringente rispetto all’attuale percorso di riforme nazionali attuate su base volontaria.

era2I promotori del manifesto vedono nell’ormai prossimo rinnovo delle istituzioni europee una possibile occasione per l’attuazione di importanti passi legislativi verso un’effettiva implementazione dello Spazio Europeo della Ricerca. Viene vista come un’ulteriore opportunità anche la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, spettante all’Italia per il prossimo semestre, durante la quale il Governo italiano potrebbe giocare un ruolo decisivo, presentando proposte concrete che facilitino l’integrazione della ricerca europea. Proposte che riguardino, ad esempio, lo statuto individuale del ricercatore, in modo da raggiungere la piena libertà di movimento e di ricerca tra Stati Membri; oppure la definizione definitiva del meccanismo di riconoscimento dei titoli accademici. Queste sono alcune delle condizioni strutturali di base in assenza delle quali, secondo gli autori, una decisione calata dall’alto avrebbe minori possibilità di essere efficacemente concretizzata.

Concetti che Luigi Berlinguer ha ulteriormente ribadito in una lettera a Unità.it per aderire al “Manifesto per un’Europa di progresso”, presentato ieri nella sede del CNR a Roma. “E’ molto importante che gli scienziati invochino per l’Europa unità politica,” ha scritto l’europarlamentare, “ma si deve ormai accelerare nel contempo il processo di realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca. Si sente incredulità e resistenza anche in alcuni ambienti del mondo della ricerca a superare le strutture strettamente nazionali dell’organizzazione scientifica. Lo stesso Programma Quadro Horizon2020 continua ad essere un finanziamento europeo di organizzazioni degli Stati. Lo Spazio Europeo della Ricerca è ancora un appartamento vuoto: i programmi, i bandi, le carriere dei ricercatori e degli accademici, ad esempio, sono ancora fortemente costretti in ambiti nazionali. C’è da augurarsi pertanto che il mondo della ricerca dia per primo un esempio in casa propria per il processo complessivo dell’integrazione politica dell’Europa.”