IL PRIMO SATELLITE DEL PROGETTO COPERNICUS

Sentinel 1A: la guardia europea del pianeta

Il gioiellino dell'ESA, costruito anche in Italia, fa parte di una nuova flotta di satelliti che fornirà dati sulle condizioni ambientali del nostro pianeta, sull'attività sismica e vulcanica. Fra un anno in orbita anche il gemello, Sentinel 1B

Crediti: Esa

Crediti: Esa

È la prima sentinella in orbita che monitorerà l’attività sismica e vulcanica a un’altezza di 693 chilometri dalla Terra. Parliamo del satellite Sentinel 1A, il primo del progetto europeo Copernicus che è stato lanciato con successo la notte del 3 aprile alle ore 23:02 dalla base di Kourou, in Guyana francese, con un razzo Soyuz-Fregat A. Dal valore complessivo di 2,3 miliardi di euro, la missione è stata promossa dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Commissione UE. La sua antenna radar ad apertura sintetica (Sar) da 12 metri, attiva nella banda C, permetterà di raccogliere dati senza precedenti e con un intervallo di appena cinque ore quando, il prossimo anno, sarà in orbita anche il suo gemello, Sentinel 1B. Oltre alle attività del sottosuolo, il radar SAR, realizzato dalla Airbus Space&Defence, terrà sotto controllo anche le rotte delle navi, l’estensione dei ghiacci marini e gli sversamenti di petrolio.

VS07 Soyuz  / Sentinel-1A. Crediti: Esa

VS07 Soyuz / Sentinel-1A. Crediti: Esa

Sentinel 1A è un prodotto tutto europeo, a cui ha contribuito fortemente anche l’Italia: il satellite è stato realizzato da un consorzio di industrie guidato da Thales Alenia Space Italia (negli stabilimenti dell’Aquila e Milano), che vede Astrium Germany responsabile del payload C-Sar con la partecipazione di Astrium UK. La separazione del satellite dall’ultimo stadio del lanciatore è avvenuta alle 23,25 italiane, quando è iniziata un’altra fase molto delicata, della durata di ben dieci ore. È questo il tempo che è stato necessario a Sentinel 1A per dispiegare completamente sia le due ali, di 10 metri ciascuna, di pannelli solari sia l’antenna. Ognuna delle due operazioni, entrambe molto delicate, ha richiesto cinque ore e soltanto al termine, cioè alle 9,43 di oggi (ora italiana), il satellite ha cominciato la fase di test, prima di entrare in attività. Ramón Torres, project manager per l’ESA di Sentinel-1A, ha detto: “Questa complessa nonché cruciale sequenza di dispiegamento è stata analizzata e provata più e più volte durante la fase di progettazione e, soprattutto, nell’ultimo mese”.

I dati di Sentinel 1A, una volta in orbita, saranno ricevuti, archiviati e distribuiti dai centri del Core Ground Segment di Copernicus, tra i quali figura come centro di acquisizione il Centro Spaziale di Matera dell’Agenzia Spaziale Italiana. Sempre a Matera avrà sede la componente italiana del sistema di terra Copernicus, l’Italian Collaborative Ground Segment, il cui compito è quello di distribuire agli utenti nazionali istituzionali, industriali e scientifici, i dati delle Sentinel.

Il gioiellino dell’ESA pesava al lancio circa 2200 chilogrammi e osserverà il nostro Pianeta con una risoluzione tra i 5 e i 25 metri, a seconda della modalità operativa selezionata. I ricercatori avranno a disposizione un flusso continuo di immagini, che arriveranno giorno e notte, anche con il cattivo tempo. Ad ogni orbita il satellite invierà a terra 600 gigabit di dati, circa 2,4 terabit in appena 24 ore e produrrà una mappatura globale del pianeta in 12 giorni, che diventeranno 6 quando nel 2015 andrà in orbita anche Sentinel-1B. I dati verrano smistati da vari centri europei e per l’Italia dalla stazione installata presso il Centro spaziale di Matera di e-Geos

“I satelliti radar sono perfetti per identificare i vulcani irrequieti su scala regionale e globale”, ha osservato Juliet Biggs, della Scuola di Scienze della Terra dell’università di Bristol, a capo del gruppo di ricerca che coordina la missione. Il satellite è stato lanciato proprio a 5 anni dal devastante sisma che colpì la città dell’Aquila e negli stessi giorni del terremoto in Cile, dove la terra continua a tremare ancora oggi. I ricercatori sono convinti che i satelliti della flotta Copernicus avranno un ruolo centrale nello studio e nella previsioni di fenomeni catastrofici come terremoti ed eruzioni vulcaniche. Il team di ricerca guidato dalla Biggs ha pubblicato una ricerca sulla rivista Nature Communications, spiegando di aver studiato oltre 500 vulcani, alcuni dei quali sono stati osservati sistematicamente per 18 anni. A Santinel 1A e 1B si aggiungeranno altre 4 famiglie di satelliti, tutti dotati di diversi strumenti: nel 2020 attorno all’orbita terrestre ci sarà il più complesso sistema di osservazione e monitoraggio del pianeta mai realizzato.

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