ACQUA SALATA NEL CUORE DI ENCELADO

Oceano dentro

La distesa d’acqua allo stato liquido presente sotto la superficie della luna di Saturno è stata caratterizzata misurando le variazioni della velocità della sonda Cassini. Su Science lo studio coordinato da Luciano Iess de La Sapienza, intervistato da Media INAF

Spaccato dell’interno di Encelado così come lo si può ipotizzare in base ai dati gravitazionali raccolti da Cassini. Dati che suggeriscono un guscio esterno ghiacciato, un nucleo roccioso poco denso e, nel mezzo, verso il polo sud e dunque al di sotto dei pennacchi, un oceano d’acqua. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Spaccato dell’interno di Encelado così come lo si può ipotizzare in base ai dati raccolti da Cassini. Dati che suggeriscono un guscio esterno ghiacciato, un nucleo roccioso poco denso e, nel mezzo, verso il polo sud e dunque al di sotto dei pennacchi, un oceano d’acqua. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il paesaggio è da romanzo di Tolkien, il vecchio Gollum ci si sentirebbe a casa: un’enorme cavità sotterranea situata a 30-40 km di profondità sotto la crosta d’Encelado, la piccola luna ghiacciata di Saturno. Gli astrofisici ne sospettano l’esistenza sin dalla scoperta dei «graffi di tigre», i caratteristici geyser che sgorgano dalla calotta polare meridionale. Considerando la rigida temperatura che si registra in superficie, circa 180 gradi sotto zero, solo la presenza d’acqua allo stato liquido nel sottosuolo potrebbe infatti spiegare questi pennacchi di particelle ghiacciate (vapor d’acqua, sali e materiali organici), sparati nello spazio a velocità superiori a duemila chilometri all’ora sotto la spinta di maree indotte dalla forza gravitazionale di Saturno.

Ma come verificare la presenza di quest’oceano? Come caratterizzarlo, misurarne l’estensione e valutarne la massa d’acqua? Qui entrano in gioco la fantasia e l’ingegno d’un team di ricercatori, italiani e americani, guidato da Luciano Iess del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale de La Sapienza. «L’unico strumento che abbiamo a disposizione per determinare la struttura interna di Encelado», spiega Iess a Media INAF, «è la correlazione fra gravità e topografia. Noi abbiamo potuto inferire l’esistenza di quest’oceano, stabilire la sua dimensione e la sua massa proprio correlando gravità e topografia. Come? Abbiamo determinato il campo di gravità di Encelado misurando piccole variazioni nella velocità della sonda Cassini. L’abbiamo fatto da Terra: sfruttando l’effetto doppler del segnale radio riusciamo a misurare la velocità della sonda con una precisione di 10-20 micron al secondo».

Dai risultati, descritti sulle pagine di Science, emerge la presenza d’una massa d’acqua assai vasta – pari o addirittura superiore a quella del Lago Superiore, il secondo lago più grande della Terra – che si potrebbe estendere dal polo sud fino a latitudini di circa cinquanta gradi e avere una profondità stimata di 8 km. Una riserva d’acqua enorme, soprattutto se rapportata al mondo che la ospita: l’intera luna ha un raggio di appena 250 km.

Ma ancor più importante dell’acqua allo stato liquido potrebbe essere quel che vi sta sotto: non ghiaccio, bensì roccia. «Da questo punto di vista, Encelado mostra qualche somiglianza con Europa: una luna di Giove molto più grande ma che, come Encelado, ha un oceano a contatto con la roccia sottostante», osserva David Stevenson, del Caltech, fra i coautori dell’articolo. «In entrambi i casi, due corpi celesti estremamente interessanti per studiare la presenza e la natura d’ambienti abitabili nel nostro Sistema solare». Ed è infatti la presenza d’acqua e silicati a diretto contatto a rendere la riserva d’acqua d’Encelado un sito ideale per lo sviluppo d’un ambiente probiotico.

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