NOMINATO ANCHE IL CEPR

Un ambizioso PNR

Colpo grosso del governo a favore della ricerca. Incassata pochi giorni fa in Consiglio dei Ministri l’approvazione del Programma Nazionale della Ricerca, il Ministro Carrozza ha nominato e subito fatto lavorare il CEPR, Comitato Esperti per la Politica della Ricerca. L'editoriale di Giovanni Bignami oggi su La Stampa

giovanni_bignamiColpo grosso del governo a favore della ricerca. Incassata pochi giorni fa in Consiglio dei Ministri l’approvazione del Programma Nazionale della Ricerca, il Ministro Carrozza ha nominato e subito fatto lavorare il CEPR, Comitato Esperti per la Politica della Ricerca. E il primo argomento affrontato dal CEPR è molto significativo: sulla base di rose di nomi indicate dagli Enti di ricerca, decidere quali esperti chiamare per alti meriti scientifici su posizioni finanziate ad hoc. Il budget disponibile, cioè il numero di posizioni, è purtroppo ancora piccolo: un modestissimo milione e mezzo da dividere tra tutti. Pazienza: mentre speriamo che cresca negli anni, oggi abbiamo uno strumento efficiente, ad esempio, per fare rientrare qualche italiano bravo dall’estero. Oppure per dare una speranza di carriera a giovani che abbiano avuto risultati veramente brillanti. Auguri al vicepresidente del CEPR appena nominato, Andrea Moro, nella speranza che sappia moltiplicare i pani e i pesci, almeno per il futuro, perché per adesso è la fame.

Nel frattempo, a valle della approvazione politica in CdM, il CIPE si trova invece davanti il finanziamento del più ambizioso Programma Nazionale della Ricerca della storia della Repubblica (e anche qui, speriamo che sappia moltiplicare i pani e i pesci…). Molte le novità di questo PNR, anche perché parte insieme con il grandioso programma europeo della ricerca “Horizon 2020”. Stavolta l’Europa fa sul serio: ci mette 80 miliardi fino al 2020, e noi italiani dobbiamo esserci, da protagonisti. E così il PNR, coprodotto dalla regia MIUR e MISE a nome di una numerosa platea di “stakeholders”, diventa per sincronia di sette anni (2014-2020), con un budget (pre-CIPE) dal MIUR di ben 900 milioni/anno, anche questa una cifra mai vista per la ricerca italiana.

C’è molto bisogno di ricerca in Italia, e forse ancora di più di comunicazione della ricerca. Bisogna continuare a ripeterlo, prendendo esempio dal Presidente Napolitano. Solo un italiano su 10 è convinto che scienza e tecnologia rendano la nostra vita più sana, facile e confortevole. Ma anche gli altri nove vivono di GPS, computer e telefonini, per non parlare di antibiotici se sono malati. Questi nove certo pensano che siano tutti regali dei Marziani, cioè gli stessi che hanno costruito le Piramidi in Egitto, come insegnano noti programmi televisivi. Anche per questi nove lavorano i ricercatori italiani, che sono tra i migliori del mondo per produttività ma anche per provata capacità di resistere alla fame.

Nel nuovo PNR, ciascuno dovrà fare la sua parte, pubblico come privato. Ce n’è per tutti: ricerca fondamentale, cioè la voglia di spingere indietro l’ignoto, e ricerca orientata alle applicazioni, quella che produce i miracoli tecnologici che oggi sembrano impossibili ma che tra pochi anni useremo tutti i giorni, senza sapere cosa ci sia dietro. Siamo in pochi a fare e credere nella ricerca in Italia, ma stavolta stiamo dimostrando di organizzarci.