IN CORRISPONDENZA DELLE MONTAGNE

Quante onde nelle nubi di Venere

Nuove osservazioni dell'orbiter Venus Express dell'ESA hanno mostrato nel dettaglio come Venere sia ricoperto da nubi di alto livello che presentano diversi treni d'onda. Il nuovo studio, di cui la prima autrice è l'italiana Arianna Piccialli, è un importante tassello nella comprensione delle dinamiche atmosferiche del pianeta

Le nuove immagini di Venus Exrpess. Crediti: ESA

Le nuove immagini di Venus Exrpess. Crediti: ESA

A prima vista Venere appare come una sfocata palla bianca senza troppi tratti distintivi, avvolta in un cremoso e pressoché uniforme manto di nuvole che si fa leggermente più chiaro ai poli.

Solo grazie a dettagliate osservazioni radar e infrarosse abbiamo imparato con gli anni a conoscere meglio il pianeta, scoprendo così come la sua superficie e la sua atmosfera siano tutt’altro che monotone. L’Agenzia Spaziale Europea ha aggiunto un nuovo importante tassello nella comprensione delle dinamiche atmosferiche di Venere: uno studio delle onde gravitazionali presenti nella sua atmosfera ha rivelato quattro tipi diversi di onde atmosferiche (lunghe, medie, brevi e irregolari) causate probabilmente dalla presenza sulla superficie del pianeta (a decine di chilometri distanza dalle nubi) di montagne e di rilievi.

Gli strumenti dell’orbiter Venus Express (tra i quali il PFS e VIRTIS realizzati dall’INAF – IAPS di Roma) hanno studiato le nubi di alto livello di cui Venere è ricoperto, riuscendo a rilevare nel dettaglio le caratteristiche individuali di ogni nube, difficili da analizzare su larga scala, e scoprendo così un gran numero di treni d’onda che, nelle immagini diffuse dall’ESA, sembrano imitare le onde mare. La nuova ricerca mostra come le onde si trovino principalmente alle alte latitudini settentrionali del pianeta, e in particolare sopra Ishtar Terra, altopiano di notevoli dimensioni che ospita i rilievi più alti di Venere. L’analisi scientifica dei dati è stata pubblicato sulla rivista Icarus in uno studio di cui la prima autrice è l’italiana Arianna Piccialli.

A dispetto della sua apparenza pacifica, Venere è un pianeta piuttosto turbolento. Sulla sua superficie le temperature toccano i 450°C e non vengono mitigate dai venti, che a quell’altezza soffiano lenti attorno ai 3 km/h. Salendo di una sessantina di chilometri e arrivando agli strati più altri delle nubi, la situazione è completamente ribaltata: -70°C di temperatura e venti che raggiungono i 400 km/h.

Sono state le due sonde spaziali sovietiche Vega 1 e Vega 2 a rivelare per prime, ormai quasi trent’anni fa, l’esistenza di onde atmosferiche in corrispondenza delle cime di Venere. Oggi gli strumenti a bordo di Venus Express hanno permesso di studiare con nuovo e maggiore dettaglio queste formazioni nuvolose. Confermata la presenza di queste onde in corrispondenza della alture del pianeta, uno dei meccanismi più plausibili per la loro creazione sembra allora proprio quello che viene innescato dallo spostamento di un flusso orizzontale di aria nel sorpassare un ostacolo.

“Crediamo che queste onde siano almeno in parte legate  al flusso atmosferico su Ishtar Terra, una regione montuosa che comprende le montagne più alte di Venere”, spiega Silvia Tellmann, coautrice dello studio. “Non siamo ancora in grado di comprendere pienamente come tali ostacoli topografici possano farsi sentire fino ai livelli più alti dell’atmosfera, ma sembra probabile che questo sia uno dei processi chiave per la generazione di onde gravitazionali alle alte latitudini settentrionali di Venere. Le onde potrebbero formarsi quando un flusso d’aria stabile incontra le montagne”.

L’influenza della topografia sulla circolazione atmosferica di Venere è stata prevista da molti modelli teorici, spiega Håkan Svedhem, Project Scientist dell’ESA per Venus Express, ma mai osservata in questo dettaglio.  “La comprensione dei meccanismi di influenza della superficie del pianeta sui processi atmosferici è fondamentale per riuscire a spiegare la rapida circolazione degli strati più alti delle nubi di Venere”, conclude Svedhem.