UN NETWORK BRITANNICO PER IL SETI

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La Gran Bretagna rilancia la ricerca di civiltà extraterrestri con un network di 11 istituzioni accademiche, il cui obbiettivo è di diventare il secondo polo scientifico dopo il SETI Institute americano.

Lovell @ Jodrell Bank

Il radiotelescopio Lovell di Jodrell Bank potrebbe tornare a cercare segnali di civiltà aliene (A. Holloway / JBO)

Dopo aver chiuso l’ufficio militare degli X-files britannici, che in 60 non aveva mai trovato  prove concrete di avvistamenti alieni nei paraggi della Terra, il Regno Unito rilancia ora con la ricerca di intelligenze extraterrestri. E’ stata infatti presentata venerdì scorso al National Astronomy Meeting di St. Andrews, in Scozia, l’attività e le future strategie del UK SETI Research Network, la rete britannica di 11 istituzioni accademiche per la ricerca di intelligenze extraterrestri, il cui patron è l’illustre astronomo Sir Martin Rees.

Gli argomenti di ricerca sono i più disparati e vanno da nuovi metodi di rivelazione dei segnali, alle sfide linguistiche nella decifrazione di eventuali messaggi ricevuti, al calcolo delle probabilità di interazione da parte di una cultura extraterrestre con la Terra, fino alla definizione di una teoria sulla longevità di una civilizzazione.

Anche se vengono valutati altri metodi di rivelazione, la tecnica principale rimane ancora quella basata su segnali radio e per questo la Gran Bretagna mette in campo la sua rete di radiotelescopi e-Merlin, 7 antenne collegate in fibra ottica e coordinate dallo storico osservatorio di Jodrell Bank, in passato uno degli attori principali del progetto SETI.

Attualmente la ricerca globale di segnali di intelligenze extraterrestri  viene condotta con finanziamenti privati, principalmente dallo statunitense SETI Institute. L’obiettivo del network britannico è di diventare il secondo polo mondiale, attraverso un finanziamento pubblico che, secondo la BBC, potrebbe essere richiesto nella misura di un milione di sterline all’anno.

L’astronomo dell’Università di St.Andrews Alan Penny, coordinatore del network, riconosce che sarà arduo avere finanziamenti governativi per la ricerca di segnali alieni. Tuttavia, secondo Penny, la ricerca di civiltà extrateresstri dovrebbe far parte dell’agenda della ricerca britannica: “E’ la più grande domanda a cui possiamo rispondere: siamo soli? Se sì, allora  riassumiamo in noi l’intero significato dell’Universo. Ma se non siamo soli, ci sono altre civiltà, più avanzate, che potrebbero insegnarci qualcosa. E’ straordinariamente interessante… ma è altrettanto imprevedibile. Questo è il motivo per cui le varie agenzie di finanziamento non vi hanno investito molti soldi. Noi vorremmo che questo cambiasse, almeno un po’”.

 

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