MAPPARE DAL BASSO L’INQUINAMENTO LUMINOSO

Quali stelle vedi? Dillo alla app

Sviluppata per dispositivi Android, «Loss of the night» consente a chiunque di prendere parte in modo attivo alla misura del livello di luminosità del cielo notturno.Un progetto di citizen science che fornirà dati complementari a quelli da satellite.

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Appena tre rapidi e facili passaggi: è l’impegno richiesto per dare il proprio contributo alla mappatura dell’inquinamento luminoso tramite la app “Loss of the night”.

L’idea è semplice e geniale. Tracciare la mappa dell’inquinamento luminoso dell’intero globo terrestre chiedendo alle persone se vedono o meno determinate stelle. Lo scopo? Creare dal basso una banca dati utile non solo in campo astronomico, ma anche a chi si occupa delle conseguenze dell’eccesso di luce artificiale sulla salute, sull’ambiente e sulla società.

Il funzionamento è d’un’immediatezza disarmante, e può rivelarsi pure divertente. Armati d’uno smartphone – per ora, solo sistemi Android, ai quali gli sviluppatori hanno dato per questa volta la precedenza rispetto a quelli iOS – e della app gratuita “Loss of the Night”, i partecipanti indicheranno quali, fra le stelle proposte su una Google Sky Map, riescono o meno a vedere. Tutte le risposte vanno poi a confluire, in modo anonimo, nell’archivio GLOBE at Night, un progetto di citizen science che dal 2006 si occupa di tenere sotto controllo l’inquinamento luminoso. Più risposte arrivano, più i risultati acquisiranno validità, andando a integrare quelli provenienti dai satelliti.

Se la partecipazione sarà alta come ci si augura, il contributo dei cittadini può diventare fondamentale, sottolineano i ricercatori del team che, grazie a un finanziamento del Ministero tedesco per l’istruzione e la ricerca, ha sviluppato la app. I dati provenienti da satellite, infatti, pur avendo l’indubbio vantaggio di essere al tempo stesso oggettivi ed esaustivi, misurano in realtà la quantità di luce irradiata verso il cielo, non la luminosità percepita dalle persone e dagli altri esseri viventi. Inoltre, non sarebbero sensibili a tutte le lunghezze d’onda del visibile, con l’effetto di far apparire, per esempio, le aree illuminate da luci led più scure di quanto in realtà non siano. Lacune che le osservazioni “dal basso” – in senso sia metaforico che letterale – riuscirebbero benissimo a colmare.

I primi utilizzatori, nonché i beneficiari più immediati, saranno con grande probabilità gli astrofili, costretti dall’inquinamento luminoso a spostarsi in luoghi remoti per coltivare la loro passione per il cielo. «Nelle aree naturali si possono vedere diverse migliaia di stelle a occhio nudo. A Berlino se ne possono ancora vedere alcune centinaia, ma nella maggior parte delle grandi città e capitali del mondo la situazione è assai peggiore», conferma Christopher Kyba, fisico presso la Freie Universität di Berlino.

Ma il progetto è di estremo interesse anche per ricercatori di altri campi della scienza, a partire dalla biologia. «La vita si è evoluta insieme all’alternarsi periodico di giorni luminosi e notti oscure. L’introduzione della luce artificiale in atmosfera sta ora modificando gli ecosistemi di tutto il mondo», osserva Annette Krop-Benesch, del Leibniz-Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries, un istituto indipendente che si occupa degli ecosistemi d’acqua dolce, «e potrebbe anche avere un impatto sulla nostra salute. Purtroppo, però, abbiamo pochissime informazioni relativamente alla luminosità notturna in diversi habitat».

«Con questa app, chiunque nel mondo potrà raccogliere dati sulla luminosità del cielo, senza bisogno di attrezzature costose. La app permette agli utenti di confrontare la luminosità del cielo sopra casa loro con quella di altre località. Inoltre», sottolinea infine Fabian Kohler, del Ministero tedesco per l’istruzione e la ricerca, «alcune fra le persone che l’hanno collaudata hanno riferito d’aver imparato, senza nemmeno volerlo, nomi di stelle e costellazioni». Insomma, cosa aspettate a scaricarla?