CONCORSO APERTO FINO AL 16 DICEMBRE

Tutti a caccia di materia oscura

L'Università di Edinburgo lancia un concorso per nuove tecniche di analisi dati che consentano di scovare la materia oscura nelle immagini di Hubble. Premi fino a 12.000 dollari per le idee migliori. Aperto ad astronomi ma anche a statistici e informatici.

Un ammasso di galassie ripreso dalla Deep Field Camera di Hubble (ESA/NASA)

Problemi eccezionali richiedono soluzioni eccezionali. La natura della materia oscura, che rappresenta circa il 95 per cento della materia presente nell’Universo ma non è visibile con i nostri strumenti, è certo uno dei grandi problemi dell’astronomia contemporanea. Per risolverlo, c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Ecco allora che gli astronomi dell’Università di Edinburgo, in Scozia, hanno deciso di unire le forze con Kaggle, una piattaforma web per competizioni scientifiche, e la società privata Winton Capital Management: e tutti assieme bandire una competizione internazionale aperta a specialisti di diverse discipline che, a vario titolo, possono contribuire a una soluzione.

La competizione si trova sul sito Kaggle, ed è aperta fino al 16 dicembre. I premi vanno da 3.000 a 12.000 dollari, finanziati da Winton (che sviluppa sistemi di elaborazione dei dati per il mercato finanziario).

Gli ideatori del concorso sperano che attiri tutti coloro che per mestiere risolvono problemi matematici: scienziati ma anche statistici e informatici. E che idee interessanti per lo studio della materia oscura possano scaturire dall’adattamento di strategie di soluzioni di problemi già collaudate in altri campi.

In particolare, il concorso invita a focalizzarsi sullo sviluppo di metodi per l’analisi degli ammassi di galassie ripresi dallo Hubble Space Telescope, la cui struttura e disposizione contiene probabilmente una chiave per ricostruire una mappa della materia oscura nel cosmo (e di conseguenza fare ipotesi più precise sulla sua natura).

“Incoraggiando migliaia di persone a focalizzarsi sullo stesso problema aumentiamo le probabilità di arrivare a una soluzione” spiega David Harvey, astronomo dell’Università di Edinburgo. “Questa competizione potrebbe davvero contribuire a risolvere un enigma che perseguita gli astronomi da decenni”.