SUPERNOVAE FUORI DAGLI SCHEMI CON L’NTT DELL’ESO

PESSTO alla padovana

Parte il 10 aprile la prima osservazione della nuova survey pubblica dell'ESO. In 360 notti distribuite nell’arco di 4 anni, si propone di far luce sulle varietà di supernovae meno conosciute. Molti gli astronomi italiani coinvolti, con l’INAF di Padova in testa.

Veduta al tramonto dell’NTT, il New Technology Telescope dell’ESO, a La Silla, nel deserto di Atacama, sulle Ande cilene. Crediti: Iztok Boncina/ESO

Più impariamo a conoscerle, più le supernovae ci stupiscono per la loro varietà. Fino a qualche anno fa si potevano riassumere tutte quante in sole quattro classi: Ia, Ib, Ic e II. Le prime, predilette dagli astronomi come fari per misurare le distanze e protagoniste dell’ultimo Nobel per la fisica, sono quelle di origine termonucleare. Il meccanismo alla base degli altri tre tipi di supernovae, invece, è per tutte quello del collasso del nucleo di una stella. Ma negli ultimi tempi, fra i dati raccolti dalle recenti survey a grande campo, stanno emergendo supernovae troppo “peculiari” – gli astronomi le chiamano proprio così – per  rientrare nella tassonomia tradizionale. Si inizia così a parlare di fast-and-faint, di ultra-bright, e via dicendo: una lista che, in attesa di caselle atte a ospitare come si conviene le nuove arrivate, continua a crescere mese dopo mese.

Fare chiarezza su queste varietà emergenti è l’obiettivo di PESSTO, acronimo inglese per una survey spettroscopica dedicata agli oggetti transienti (Public ESO Spectroscopic Survey of Transient Objects), una delle due public surveys approvate nel 2011 dall’ESO, lo European Southern Observatory. Come? Classificando circa 2000 nuovi “soggetti” e ricostruendone, per un sottocampione di 150 scelti fra i più interessanti, lo spettro dettagliato. Un programma ambizioso, dunque, ma nella cui riuscita l’ESO crede fermamente, al punto da aver assegnato agli scienziati, per portarlo a termine, ben 360 notti d’osservazione distribuite nell’arco di 4 anni. Ciò significa che il team di PESSTO avrà a disposizione, per 90 notti all’anno, alcuni fra i migliori telescopi al mondo, primo fra tutti l’NTT (il New Technology Telescope), perfetto per questo tipo di survey in quanto equipaggiato con gli spettrografi EFOSC2 (per la banda ottica) e SOFI (per l’infrarosso).

Partecipazione dell’Italia e accesso pubblico ai dati

Pur scritto con due ‘esse’, PESSTO mantiene comunque un forte sapore italiano. Sono infatti tre gli osservatori astronomici dell’INAF coinvolti nel progetto: quelli di Padova, Napoli e Trieste. E ben due team leader su quattro provengono dall’Osservatorio Astronomico di Padova. Non solo: l’intera concezione della survey riprende e amplia un precedente ESO Large Program – Supernova Variety and Nucleosynthesis Yields – guidato da Stefano Benetti, anch’egli dell’INAF di Padova, ora nel board di PESSTO come membro per l’Italia.

«Scopo primario del nuovo progetto è capire meglio la varietà delle supernovae che esplodono nel nostro Universo. In particolare, vogliamo comprendere quei nuovi e rari tipi di esplosione che traggono origine da progenitori nati ed evoluti in ambienti particolari, quali ad esempio ambienti poveri di metalli (tipico delle stelle primordiali nate poco dopo il Big Bang che gli astronomi chiamano di popolazione III), o in particolari sistemi binari. Una novità sostanziale è che questo programma produrrà dati pubblici», sottolinea Benetti, «cioè subito accessibili anche a scienziati non appartenenti alla collaborazione PESSTO. In sostanza, noi faremo anche un lavoro di servizio alla comunità scientifica mondiale, fornendo dati di altissima qualità».

Individuare gli oggetti potenzialmente più interessanti sarà compito del “Target and Alert Team”: «Anzitutto selezioneremo i candidati per la classificazione spettroscopica, e tra questi sceglieremo gli oggetti da sottoporre a un monitoraggio dettagliato con NTT e svariati altri telescopi a nostra disposizione», spiega il responsabile del gruppo, Andrea Pastorello, ricercatore all’INAF di Padova. E ancora un italiano, Stefano Valenti, sempre dell’INAF di Padova, sarà alla guida della squadra che si occupa di gestire i dati: «Considerando la grossa mole di immagini che saranno ottenute nel corso della survey, unitamente alla necessità di renderle pubbliche alla comunità scientifica nel più breve tempo possibile, è stato necessario sviluppare dei software specifici per rendere queste operazioni più rapide ed efficienti. Un lavoro che ha richiesto molti mesi. Da ora in avanti, invece, il nostro ruolo sarà soprattutto quello di assicurare che tutti i passaggi, dalla raccolta dei dati fino alla loro distribuzione alla comunità scientifica, avvengano in maniera omogenea e nei tempi previsti».

Proprio a Stefano Valenti toccherà l’onore del taglio del nastro: saranno infatti lui e Sandra Benitez a inaugurare la campagna osservativa, il prossimo 10 aprile, dall’osservatorio di La Silla, sulle Ande cilene, dove sorge il New Technology Telescope dell’ESO. E quale sarà la prima sorgente a entrare nel mirino dello specchio da 3.58 metri dell’NTT? Ancora non lo hanno deciso – trattandosi di fenomeni transienti, è una scelta che va presa all’ultimo momento – ma promettono di farcelo sapere in tempo reale. Come? Con un tweet, naturalmente.