IMMAGINI DAL SISTEMA SOLARE

74mila metri sopra Encelado

Va al team della Cassini Huygens il Trofeo dello Smithsonian's National Air and Space Museum. Il merito è delle immagini mozzafiato realizzate durante i flyby ravvicinati di Encelado e delle altre lune di Saturno.

74mila metri, 74 km, poco meno di due volte il diametro della città di Roma. In termini astronomici, lo spessore di un capello. Questa la distanza minima dalla superficie di Encelado a cui si è avventurata la missione Cassini-Huygens. Il passaggio più ravvicinato mai effettuato da una sonda spaziale sul polo sud di questa luna di Saturno. La foto di oggi è stata realizzata nelle fasi iniziali di questa manovra di flyby avvenuta nel marzo scorso e racchiude una delle scoperte scientifiche che è valsa in questi giorni, al team della Cassini, il prestigioso Trofeo annuale dello Smithsonian’s National Air and Space Museum.

Una immagine raw di Encelado, realizzata dalla Cassini Huygens (Image Credit: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

La fotografia è una “immagine raw”, una immagine senza alcuna post produzione, pubblicata esattamente come è stata scattata dalla camera ad alta risoluzione il 27 marzo 2012, durante le prime fasi di avvicinamento alla luna, da una distanza al suolo di 112,000 Km. L’immagine è un’anteprima, non è stata né processata né validata e verrà studiata e distribuita solo nel corso del 2013. Nel frattempo, in questo magnifico ritratto compare una falce crescente di Encelado e risultano ben visibili in controluce, nella zona in alto del polo sud, i getti di acqua e ghiaccio, una delle ultime e principali scoperte della missione. I getti, che alimentano gli anelli di Saturno, hanno una composizione chimica che fa ipotizzare agli scienziati la presenza di un mare salato sotto la crosta della luna. Lo studio dettagliato della composizione dei geyser è uno degli scopi principali dell’ambiziosa manovra di avvicinamento della Cassini, progettata dal team proprio per far “assaggiare” i getti allo Ion and Neutral Mass Spectrometer e agli altri strumenti a bordo della sonda. Tra questi, lo spettrometro ad immagini nel visibile e infrarosso VIMS, a cui ha contribuito l’IAPS Roma dell’INAF. Altro obiettivo perseguito in questi mesi è lo studio dei meccanismi di emissione dei geyser e la correlazione con il modo in cui la gravità di Saturno allunga e stressa la crosta, provocando le fessure dalle quali vengono emessi. I risultati di questi studi sono stati recentemente pubblicati alla Lunar and Planetary Science Conference, in Texas, e grazie alle nuove immagini non bisognerà aspettare molto, per saperne di più.

Subito dopo l’incontro con Encelado, Cassini ha collezionato un’altra serie di successi scientifici. Sfruttando l’effetto fionda del campo gravitazionale dei satelliti di Saturno per modificare la propria orbita e compiere incredibili voli radenti, Cassini si è avvicinata prima a Giano, il piccolo satellite irregolare scoperto nel 1966, e subito dopo a Dione, una delle lune di Saturno scoperte originariamente dall’astronomo Cassini. Per ciascuno dei due corpi,  la sonda ha realizzato immagini e collezionato dati e mosaici attualmente in fase di studio.

I dati raccolti in questo ultimo flyby sono solo una delle motivazioni valse alla missione Cassini e al suo team il Trophy for Current Achievement, il prestigioso premio per i risultati nel campo della scienza e della tecnologia spaziale, assegnato annualmente dal 1985 dallo Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington. Cassini è la settima missione spaziale ad aver ricevuto il prestigioso premio, già attribuito in passato ad astronauti e missioni innovative. Un trofeo che in larga parte riconosce il lavoro svolto dal nostro paese, premiando, con Cassini-Huygens, il frutto di una collaborazione internazionale tra NASA, ESA e ASI che  nei prossimi anni non smetterà di stupirci.

Per saperne di più sul flyby, leggi la press release NASA

La rubrica “Immagini dal Sistema Solareè a cura della Southern Europe Regional Planetary Imaging Facility (SRPIF), la Fototeca NASA ospitata presso lo IAPS di Roma con la collaborazione dello Space Photography Laboratory (SPL), la Fototeca dell’Università dell’Arizona.

Fonte: Media INAF | Scritto da Livia Giacomini