IMPAREGGIABILE DIVULGATORE, IDEÒ LBT

Un grande scienziato con occhi da bambino

Franco Pacini ci ha lasciato questa mattina, a 72 anni. Se l’astronomia italiana è oggi protagonista della scena internazionale, molto lo dobbiamo al suo genio e al suo entusiasmo. Ne è segno tangibile LBT, il più grande telescopio binoculare al mondo: una sua creatura.

La prima cosa che ti colpiva era il suo fascino. Alto, aggraziato nei movimenti, con quell’eleganza inconsapevole che nessun abito potrà mai dare a chi già non ce l’ha. E lo sguardo di quei suoi occhi chiari, che sorridevano sempre, che sorridevano curiosi. Occhi da scienziato, occhi da bambino. Poi parlava, e mentre ti indicava – con quella sua voce profonda, che ti portava a chiederti se per parlar di stelle non occorressero origini fiorentine – i luoghi dove aveva lavorato Galileo, capivi che avevi davanti qualcuno che ha segnato la storia dell’astronomia. In Italia, e non solo.

Franco Pacini, classe 1939, è tra coloro, pochissimi, che hanno portato l’astronomia italiana dalla Cenerentola che era negli anni Ottanta alla protagonista che è oggi sulla scena mondiale. È stato presidente dell’Unione Astronomica Internazionale, membro dell’Accademia dei Lincei, direttore scientifico dell’ESO. E la lista potrebbe andare avanti a lungo. Lo hanno chiamato il “papà delle pulsar”, per i suoi studi fondamentali sulle stelle di neutroni. Ed è stato anche il papà di LBT, il Large Binocular Telescope: il più grande telescopio binoculare al mondo, che sorge dal 2005 in cima a Mt. Graham, in Arizona, ed è per un quarto italiano. Ci teneva moltissimo, Pacini, a quel telescopio dagli occhi enormi, ideato e voluto da lui, Giancarlo Setti, Piero Salinari e Luciano Miglietta. E ne ricordava perfettamente il giorno in cui ne concepirono la prima visione: il primo maggio del 1985. «Salimmo sulla montagna di Monte Graham, ci facemmo un picnic per celebrare il Primo maggio, e da lì nacque l’idea che forse si poteva realizzare un grande binocolo dalle caratteristiche completamente nuove», ci raccontava qualche tempo fa. E lo realizzarono, quel binocolo da sogno.

Ma è stato anche il primo promotore presso l’Unesco dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, nel 2009:  iniziativa che senza l’entusiasmo e il prestigio scientifico internazionale di Pacini difficilmente avrebbe potuto arrivare a concretizzarsi. Ed è proprio alla passione per la divulgazione dell’astronomia, in particolare quella rivolta ai bambini – con i quali ci sapeva fare come solo chi un po’, bambino, è sempre riuscito a rimanerlo – che Pacini ha voluto dedicare i suoi ultimi anni. Firmando, insieme a Lara Albanese, volumetti meravigliosi e colorati, a cavallo fra scienza e avventura, con titoli come In giro fra le stelle, Verso le galassie lontane o Il nostro amico E.T.

Il sito dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, di cui per oltre vent’anni Pacini è stato direttore e anima, oggi è listato a lutto. Qui su Media INAF lo hanno ricordato, con parole di affetto e gratitudine, il presidente dell’INAF, Giovanni Bignami, e l’attuale direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Filippo Mannucci. E tanti altri siti e testate stanno facendo altrettanto, a testimonianza di quanto questa scomparsa addolori la comunità astronomica. Su Repubblica Firenze s’allunga la l’elenco dei commenti affettuosi, densi d’ammirazione e dolore, dei tanti amici, colleghi, studenti. Noi lo vogliamo ricordare così, quando ci spiegava con l’immagine d’una lettera spedita da una galassia lontana il suo lavoro di archeologo dell’Universo:

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Malaspina