A MARTA BURGAY IL “MARISA BELLISARIO”

Una mela d’oro per la regina delle pulsar

Oggi 17 giugno a Roma, al Teatro delle Vittorie della RAI, la consegna delle “Mele d’oro” del Premio “Marisa Bellisario”. La cerimonia in onda domenica su Rai 2. Fra le vincitrici, Marta Burgay, la ricercatrice all’INAF di Cagliari che ha scoperto la prima pulsar doppia.

Uno orizzontale: ha scoperto la prima pulsar doppia, undici lettere. Recitava più o meno così la definizione d’un cruciverba uscito qualche tempo fa su un quotidiano sardo. E fra gli innumerevoli riconoscimenti che ha ricevuto, quello di cui va più fiera è proprio quell’uno orizzontale. Lei, la “risposta”, è naturalmente Marta Burgay. Ricercatrice trentaquattrenne all’INAF-Osservatorio astronomico di Cagliari, Marta s’è imbattuta nell’oggetto che l’avrebbe resa famosa – il primo sistema conosciuto di due stelle di neutroni pulsanti, nome in codice PSR J0737-3039, ma lei lo chiama affettuosamente «la mia pulsar» – in Australia, otto anni fa, quand’era ancora una studentessa all’Università di Bologna. Una scoperta sensazionale: la «sua pulsar» è un orologio cosmico di precisione mozzafiato, il miglior “laboratorio” oggi esistente per mettere alla prova la teoria della relatività generale di Einstein. Risultato: Albert promosso al 99.95% e Marta, ancor prima di avere il dottorato, con fior di pubblicazioni su riviste come Nature e Science.

Da Aosta (dov’è cresciuta) a Bologna, dall’Australia a Cagliari, oggi 17 giugno Marta atterrerà a Roma, al Teatro delle Vittorie della RAI, dove alle ore 16 si terrà la cerimonia di consegna delle Mele d’oro della 23esima edizione del Premio “Marisa Bellisario”. A farle compagnia sul palco delle premiate, altre donne i cui nomi, in un cruciverba, non avremmo difficoltà a indovinare: dal segretario della CGIL Susanna Camusso al neo-direttore della RAI Lorenza Lei, fino alle altre 13 scienziate (qui l’elenco completo) che riceveranno con Marta Burgay il “Riconoscimento speciale ai giovani talenti”: una categoria del Premio, dedicata alle donne sotto i 35 anni di età che si sono distinte per meriti diversi, ispirata dal discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sui giovani. La cerimonia verrà poi messa in onda su Rai 2 domenica 19 giugno, alle 22.45, nello “Speciale premio Marisa Bellisario” condotto da Massimiliano Ossini.

Ormai ci avrai fatto l’abitudine, ai premi…

«A dire il vero no, non ci sono abituata. Mi sorprendo ogni volta di più. Ma è così, la doppia pulsar, ormai a 8 anni dalla scoperta, dà ancora soddisfazioni, sia dal punto di vista scientifico sia, di conseguenza, quanto a riconoscimenti».

Un po’ di gossip: con chi andrai e con che abbigliamento?

«Sarà che forse questa premiazione in pompa magna mi mette un po’ in ansia, ho chiesto a mio padre se gli andava di accompagnarmi. Quanto al vestito, a questo giro abito e tacco, sperando di non rompermi una caviglia. Però la tentazione di arrivare al Teatro delle Vittorie e alla cena di gala in maglietta di Emergency e jeans è stata forte!»

La rosa delle premiate è di livello altissimo. E comprende donne da tutti gli ambiti professionali: management, economia e sociale, oltre naturalmente alla scienza. Che effetto fa trovarsi lì con loro?

«Mi fa sentire un po’ fuori luogo, onestamente. Però mi fa assai piacere che un premio incentrato sull’imprenditoria abbia una sezione per la ricerca. E ancor più che uno dei premi per la ricerca sia andato all’astronomia che, in quanto ricerca di base, difficilmente può avere sull’industria ricadute immediate».

Dovendo scegliere una o due persone con le quali condividere la soddisfazione di oggi, chi sono state le figure-chiave nella tua carriera di astronoma?

«Direi i miei tutori di laurea e dottorato. Andrea Possenti e Nichi D’Amico, dunque, con i quali ormai lavoro dai tempi della laurea. E Roberto Fanti, che è stato il mio tutore formale alla tesi, nonché mio professore di Fisica 1 e 2 e di Radioastronomia. Pare incredibile, ma la materia che più detestavo di quel corso – e con la quale in effetti nemmeno adesso vado d’accordo – era proprio l’elettrodinamica delle pulsar!»

Già, queste benedette pulsar. Che rapporto hai, oggi, con la pulsar doppia che ti ha resa famosa?

«Direi d’amore e odio. L’ho scoperta otto anni fa e ci continuo a lavorare, anche se, per fortuna, non a tempo pieno. Il fatto che, per seminari divulgativi o in ambito professionale, mi si chieda sempre di parlare della doppia pulsar un po’ mi stufa. Del resto, però, devo ammettere che è una bestiola davvero intrigante e piena di sorprese».