DAI VOYAGER AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

Bolle in fermento

Una miriade di bolle magnetiche. Sembra essere questa la curiosa forma assunta dal campo magnetico del Sole verso i confini del nostro sistema in base ai dati raccolti dalle due sonde Voyager. Per Mauro Messerotti dell'INAF "sarà determinante calcolare le esatte dimensioni di queste bolle"

Una miriade di bolle magnetiche in fermento. Sembra essere questa la curiosa forma assunta dal campo magnetico del Sole verso i confini del nostro sistema solare in base ai dati raccolti dalle due sonde Voyager. La conclusione non è ancora confermata ma ha già messo in seria discussione il precedente modello teorico per il quale a quelle distanze il campo magnetico si limitava solo a lente e delicate contorsioni.

Le due sonde Voyager, 1 e 2, si trovano rispettivamente a circa 117 e 95 Unità Astronomiche di distanza (1 Unità Astronomica è pari a poco meno di 150 milioni di chilometri, la distanza media della Terra dal Sole). Entrambe sono quindi ai confini del Sistema solare, dove l’influenza della nostra stella comincia a confondersi con quella delle vicine. Anche il campo magnetico solare risente della grande distanza e il suo comportamento è ancora oggi oggetto di studio. Sappiamo che in quelle regioni le linee di forza del campo si intersecano, si allontanano per poi riconnettersi dando forse origine anche a esplosioni di energia. Secondo il modello finora in uso, si riteneva però che l’andamento delle linee fosse comunque regolare e senza interruzioni.

L’elaborazione dei dati delle Voyager ci descrivono invece una situazione ben diversa, fatta di bolle magnetiche che si originano e poi disperdono in modo caotico, come le bollicine dello spumante.

Comprendere la struttura del campo magnetico in queste regioni lontane serve a capire come il Sistema solare interagisce con lo spazio circostante. “Determinare l’esatta topologia del campo magnetico della nostra stella permette ad esempio di stabilire sino a che punto il vento interstellare riesce a entrare nel nostro Sistema” commenta l’esperto di fisica solare Mauro Messerotti dell’ INAF – Osservatorio Astronomico di Trieste. “Allo stesso modo possiamo comprendere fino a che punto le particelle di bassa energia provenienti dallo spazio esterno siano favorite od ostacolate dal campo magnetico, due situazioni molto diverse che sarà possibile valutare solo quando riusciremo a calcolare le esatte dimensioni di queste bolle”.