NUOVO STUDIO SU DATI GALEX

Mini galassie maxi esplosioni

Le più potenti esplosioni di supernove si verificano con una notevole frequenza nell’ambito delle galassie nane. La possibile spiegazione nei risultati di un nuovo studio.

Può sembrate curioso il fatto che alcune fra le esplosioni stellari più potenti mai osservate si siano verificate all’interno di galassie molto piccole. “È un po’ come trovare un lottatore di sumo alla guida di una Smart” ironizza Don Neill, del California Institute of Technology che ha studiato proprio questo tipo di eventi lavorando sui dati ottenuti dal telescopio spaziale GALEX (Galaxy Evolution Explorer).

Queste esplosioni, dette supernovae, si verificano quando una stella massiccia giunge alla fine del proprio percorso evolutivo. Grazie ai molti monitoraggi effettuati nel corso di anni, si è visto che la loro incidenza è sorprendentemente elevata nelle galassie nane, sistemi stellari anche 1000 volte più piccoli della nostra Via Lattea. Ci si aspetterebbe invece che avvenisse il contrario, per una semplice questione di statistica: in una galassia più grande ci sono più stelle, in proporzione ci sono anche più stelle massicce e di conseguenza una maggiore probabilità che si verifichino eventi del tipo supernova.

Perché allora, si osservano così di frequente lottatori di sumo dentro a piccole Smart? Secondo i nuovi dati sembra che le stelle massicce all’interno delle grandi galassie seguano una sorta di dieta dimagrante: al momento dell’esplosione hanno perso parte della loro massa e così il loro “gran finale” si rivela sottotono. Questo non avviene nelle galassie nane, dove le stelle massicce continuano a restare tali per tutto il tempo della loro evoluzione, fino ad esplodere con una potenza che non teme rivali.

Secondo Neill e colleghi il fatto che nelle galassie nane le future supernove non siano soggette a consistenti perdite di massa, dipende dalla giovane età degli stessi sistemi stellari che le ospitano. Le galassie nane sono giovani nel senso che le stelle che contengono non hanno avuto il tempo di arricchire lo spazio interstellare di atomi pesanti come il carbonio e l’ossigeno. La mancanza di questi atomi nell’ambiente che circonda le stelle massicce sarebbe un fattore che ostacola la loro perdita di massa attraverso, ad esempio, il vento stellare.

Lo studio delle galassie nane e di come evolvono le stelle al loro interno è particolarmente stimolante per gli astronomi nell’ipotesi che nell’universo primordiale fossero presenti sistemi stellari con caratteristiche molto simili.

I risultati dello studio condotto da Neill sono riportati in un articolo pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal.