L'ENIGMA DELLA COMPARSA DELLA VITA

L’aiuto arrivato dal cielo

L'analisi di un piccolo pezzo di meteorite conferma il possibile contributo di questi oggetti spaziali al processo di formazione della vita sulla Terra. Per John Brucato dell'INAF "il prossimo passo è spedire una sonda su un asteroide, raccogliere un frammento e riportarlo sulla Terra".

Lo studio di un frammento di meteorite rafforza l’ipotesi che la comparsa della vita sulla Terra sia anche merito di un aiuto proveniente dallo spazio. Denominato Grave Nunataks 95229, il meteorite era stato rinvenuto in Antartide nel 1995: ora l’analisi di un suo piccolo pezzo di appena 4 grammi ha rivelato una forte concentrazione di ammoniaca, e di conseguenza di azoto, elemento che ritroviamo nelle proteine e nel DNA e per questo considerato uno degli ingredienti necessari allo sviluppo della vita come noi la conosciamo.

Questo risultato, pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ed ottenuto da un gruppo guidato da Sandra Pizzarello, ricercatrice d’origine italiana che ormai da molti anni lavora negli Stati Uniti, all’Arizona State University, rafforza l’idea che la comparsa della vita sulla Terra sia stata aiutata da un contributo esterno. Secondo le diverse teorie che si rifanno a questo presupposto, durante la fase primordiale di formazione la Terra non presentava le condizioni migliori per lo sviluppo di tutte le molecole necessarie ai processi ritenuti alla base della vita. Molecole che sarebbero quindi arrivate sul nostro pianeta “cadendo” dal cielo. Tra queste molecole c’è anche l’ammoniaca: potrebbe essersi formata in alcuni  asteroidi della fascia principale, dove le condizioni ambientali erano nettamente più favorevoli che sul nostro pianeta. Dallo scontro tra asteroidi si sarebbero staccati piccoli frammenti, alcuni dei quali catturati dall’attrazione della Terra e, dopo un’ulteriore frammentazione dovuta al passaggio nell’atmosfera, caduti al suolo con il loro prezioso carico.

John Brucato, ricercatore dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri e presidente della Società Italiana di Astrobiologia ricorda che “l’ammoniaca è una delle molecole utilizzate nell’esperimento di Miller per simulare la possibile atmosfera primitiva sulla superficie terrestre. Attraverso l’uso di acqua, metano, ammoniaca, idrogeno e la presenza di scariche elettriche si sono formati degli amminoacidi, i mattoni delle proteine nelle cellule viventi. Constatare che una molecola così difficile da preservare perché è facilmente degradabile per l’irraggiamento solare, sia presente in grandi quantità negli asteroidi conferma che il contributo dato dal materiale extraterrestre possa essere stato determinante per la vita sulla Terra”.

Oltre all’analisi delle meteoriti esistono inoltre possibili missioni future pensate per inviare sonde verso un asteroide e prelevare sul posto un frammento. John Brucato è coinvolto proprio nel progetto di una di queste, la missione Marco Polo. “L’obiettivo principale è raccogliere un frammento e riportarlo sulla Terra per le analisi in laboratorio. In questo modo saremo sicuri che non vi siano state alterazioni del frammento, come nel caso delle meteoriti la cui attuale composizione può essere stata contaminata durante l’ingresso in atmosfera o durante il tempo di permanenza nel luogo dove poi sono state rinvenute. Inoltre missioni come questa ci servono per capire se, oltre l’ammoniaca, negli asteroidi siano presenti anche altre molecole più complesse, potendo così determinare sino a che punto l’apporto di materiale proveniente da questi oggetti esterni abbia favorito la comparsa della vita sulla Terra”.

Ascolta l’intervista a John Robert Brucato.