METà STELLA, METà PIANETA

La stella nana “bruna” più fredda, vicina alla Terra

Un importante risultato è stato recentemente ottenuto da un team internazionale di astronomi che comprende il gruppo di astrometria dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Torino, il gruppo Inglese della University of Hertfordshire, e il progetto UKIDSS, UKIRT Infrared Deep Sky Survey. E’ stata infatti misurata con grande precisione la distanza di ULAS J003402.77-005206.7, una stella “nana bruna”, che diviene così, ad oggi, l’oggetto celeste più freddo conosciuto al di fuori del Sistema solare con distanza “certificata”: 41 anni luce per la precisione.

ULAS J0034-00

Immagine presa dal telescopio spaziale Spitzer in cui è evidenziata tra due segni orizzontali la stella nana bruna ULAS J0034-00.

Un importante risultato è stato recentemente ottenuto da un team internazionale di astronomi che comprende il gruppo di astrometria dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Torino, il gruppo Inglese della University of Hertfordshire, e il progetto UKIDSS, UKIRT Infrared Deep Sky Survey.

E’ stata infatti misurata con grande precisione la distanza di ULAS J003402.77-005206.7, una stella “nana bruna”, che diviene così, ad oggi, l’oggetto celeste più freddo conosciuto al di fuori del Sistema solare con distanza “certificata”: 41 anni luce per la precisione.

Il team Italo-Inglese è riuscito a determinare la distanza di questo elusivo oggetto celeste – dalle caratteristiche a metà strada tra stella e pianeta – con il metodo della parallasse trigonometrica, che è stata calcolata con grandissima precisione: 3 millesimi di secondo d’arco, lo stesso grado di accuratezza necessario per poter scorgere un uomo sulla Luna. E, in più, in un tempo record per questo tipo di indagini. L’importante risultato è stato ottenuto analizzando l’’immagine prodotta nell’ambito del programma osservativo UKIDSS, che portò nel 2008 alla scoperta della nana bruna. Confrontando poi i dati fotometrici e spettroscopici già disponibili e la distanza appena determinata con i più recenti modelli teorici sull’evoluzione stellare, i ricercatori hanno scoperto che questo oggetto celeste è relativamente “giovane” (1 – 2 miliardi di anni), di piccola massa (tra 13 e 20 volte la massa di Giove) ed ha una temperatura superficiale tra 550 e 600 gradi Kelvin, circa un decimo di quella del nostro Sole.

Quella di ULAS J003402.77-005206.7 è la prima parallasse misurata nell’ambito nel programma di ricerca denominato IPERCOOL e dedicato alla misura della distanza trigonometrica di stelle nane di piccola massa e recentemente finanziato tramite il 7° Programma Quadro della Comunità Europea. L’INAF-Osservatorio Astronomico di Torino guida questo programma europeo che vedrà per i prossimi quattro anni la partecipazione – oltre che del gruppo inglese già coinvolto – dell’Osservatorio Nazionale del Brasile e l’Osservatorio di Shanghai in Cina.

“E’ importante sottolineare come queste stelle, pur così vicine, non solo sono troppo deboli per essere state osservate dal satellite astrometrico HIPPARCOS, ma lo sono anche per la futura missione dell’ESA Gaia, che ne sarà il proseguimento con strumentazione di bordo molto più sofisticata” commenta Mario Lattanzi, che insieme con  Ricky Smart (entrambi dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Torino) ha coordinato il team per la misura della parallasse della nana bruna. “Dunque, l’astrofisica delle stelle nane brune costituisce un campo di ricerca, una “finestra” unica per l’astrometria di precisione da Terra!”

E in questo campo lo stesso team di ricercatori sta lavorando a pieno ritmo. Nell’immediato futuro infatti stanno per essere rilasciate le parallassi di altre 10 stelle nane brune con caratteristiche simili a quelle di ULAS J003402.77-005206.7, mentre altre 20 sono previste per il 2011, aumentando così in modo decisivo, rispetto alla situazione presente, il numero di nane brune “fredde” di cui è nota la distanza.

L’articolo che descrive la misura della distanza di ULAS J003402.77-005206.7 è in corso di pubblicazione sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

Clicca qui per leggere la news pubblicata  sul sito web del progetto UKIDSS (in inglese).