SIMULAZIONI CONFERMANO I DATI DI SPITZER E AKARI

Taglia media per i buchi neri primordiali

Sarebbero i buchi neri con masse dell’ordine di centomila volte quella del Sole, formatisi quando l’Universo aveva meno di 300 milioni di anni e direttamente dal collasso dei primi aloni di materia primordiale, le sorgenti responsabili delle fluttuazioni di radiazione infrarossa di fondo registrate dai satelliti Spitzer e AKARI. Questi i risultati di uno studio a cui ha partecipato anche Ruben Salvaterra dell’INAF.

ULTIMO CAFFE’ SCIENTIFICO A CAGLIARI

Star Trek: cosa cerchiamo lassù?

Organizzati da Sardegna Ricerca e Sissa Medialab, si sono conclusi sabato i Café Scientifici in programma nella Mediateca del Mediterraneo. Ultimo appuntamento con il Direttore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari, Andrea Possenti, la scrittrice Simona Cerrato e il curatore scientifico del Planetario di Roma, Stefano Giovanardi

DA DOVE VENGONO I RAGGI AD ALTA ENERGIA

Luce X dai buchi neri

Una nuova scoperta conferma i sospetti degli astronomi su come i buchi neri di massa stellare producano la loro radiazione a più alta energia. I raggi X soft prodotti dal riscaldamento dei gas nel disco di accrescimento vengono “amplificati” da un corona che ruota a velocità prossime a quella della luce.

IMMAGINI DAL SISTEMA SOLARE

L’anello D a stelle e strisce

Come riuscire a fotografare il fioco anello D di Saturno? La sonda Cassini ci è riuscita con questa immagine scattata ad Aprile, realizzata mentre la sonda e il pianeta ruotavano in sincronia l’uno con l’altra. Le righe lasciate dalle stelle rivelano il lungo tempo di esposizione.

UN ESOPIANETA CHE NON DOVREBBE ESISTERE

Troppo piccolo e troppo distante

Attorno alla stella TW Hydrae, una vicina di casa del Sole, un gruppo di astronomi trova indizi di un pianeta molto piccolo e lontanissimo dalla stella. Gli attuali modelli di formazione planetaria non spiegano come abbia potuto formarsi.

300 MILIARDI DI TRIGGER PER IL LAT

Cinque anni di Fermi

Il satellite della NASA Fermi, a cui partecipano ASI, INAF e INFN, compie cinque anni di operatività, con numeri che la dicono lunga sulle sue funzionalità e su quelle di uno strumento italiano, il LAT. In questo editoriale Patrizia Caraveo, Responsabile della missione Fermi per INAF, fa il punto della situazione

VERSO I RADIOTELESCOPI DEL FUTURO

Sussurri di idrogeno

Una ricerca australiana dimostra una nuova tecnica per studiare l’emissione di idrogeno dalla galassie più deboli e distanti, sommando molte emissioni debolissime per ottenere un segnale molto più forte. E ricostruire come è cambiata nel tempo la concentrazione di idrogeno nelle galassie. La tecnica potrà servire anche per il radiotelescopio SKA.