Una rara pulsar al millisecondo in raggi X
L’ingordo bruco costituito da una pulsar in raggi X in rapidissima rotazione si sta probabilmente trasformando nella farfalla di una pulsar al millisecondo in onde radio. Questa l’opinione di Alessandro Papitto dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, membro del gruppo di ricerca europeo a guida italiana che ha scoperto una rarissima stella di neutroni in rapidissima rotazione, attiva da ben sei mesi in raggi X
Spitzer+Swift: microlensing in combinata
Si chiama OGLE-2015-BLG-1319 la nana bruna scoperta grazie al lavoro di squadra dei telescopi NASA Swift e Spitzer. Prima combinata spaziale per osservare un evento di microlensing. Con una massa compresa fra le 30 e le 65 masse gioviane, potrebbe essere la prima stella a orbitare nel “deserto” delle nane brune
Elettroni superveloci al confine magnetico
Grazie alla missione spaziale Themis, la NASA ha trovato una manciata di elettroni altamente energetici e veloci nella risacca del vento solare che s’infrange sul campo magnetico terrestre. Il fatto nuovo è che l’accelerazione a velocità prossima a quella della luce è avvenuta in loco, secondo un meccanismo ancora non chiarito che sfrutta l’attività elettromagnetica su piccola scala
Giovani, massicce e assai irrequiete
Le stelle di grande massa sembrano condividere gli stessi processi di formazione di quelle più piccole, ma nelle prime fasi della loro evoluzione mostrano intensità delle esplosioni che avvengono sulle loro superfici assai più elevate. Questi i risultati di uno studio guidato da un ricercatore italiano e a cui hanno partecipato alcuni colleghi dell’INAF
Super Luna: come fotografarla
Intervista a Matteo Dunchi, astrofotografo e astrofilo. Tutte le istruzioni necessarie per fare un ritratto mozzafiato a questa Luna gigante. Le regole sono quelle base della fotografia notturna, ma meglio fare affidamento su una fotocamera evoluta. E ricordate: la Luna si muove nel cielo, non esagerate con l’esposizione
Marte: niente ruggine, niente acqua
Uno studio pubblicato su Nature Communications, guidato dall’Università di Stirling (UK), evidenzia, mettendo a confronto meteoriti marziane e terrestri, la lentezza dei processi che portano alla formazione di ruggine sul Pianeta rosso, che risulta dunque molto più arido di qualunque regione secca sulla Terra






