Il meccanismo di Antikythera è un antico dispositivo a ingranaggi di origine ellenistica, risalente al 150 a.C. circa. È spesso considerato il primo computer analogico al mondo e la sua apparente unicità ha sollecitato da sempre meraviglia e senso del mistero, intrecciandosi con il mistero della perduta sfera di Archimede, un altro meccanismo celeste descritto nei testi antichi e mai compreso.

A sinistra, il pannello anteriore del meccanismo di Antikythera ricostruito dal Frame Project, con il quadrante principale lunisolare e le epigrafi del parapegma e, ai lati, i due coperchi che contengono il manuale di istruzioni del congegno. A destra, il pannello posteriore del meccanismo di Antikythera, con i due quadranti a spirale dedicati al ciclo lunisolare metonico e al ciclo di Saros che governa la periodicità delle eclissi. Crediti: Inaf
Il capitano Dimitrios Kontos dell’isola di Symi e il suo equipaggio di pescatori di spugne scoprirono un relitto (1900) nell’isola di Antikythera, situata tra Creta e il Peloponneso. Il relitto era quello di una grande nave mercantile di epoca romana (circa 80 a.C.), chiamata Olkas, che trasportava una grande quantità di merci (statue di bronzo e marmo, lastre di vetro, ecc.). Il meccanismo di Antikythera fu riconosciuto come una strana macchina quando venne depositato in un deposito del museo nel 1901. Il dispositivo era incrostato e completamente corroso dopo secoli trascorsi sott’acqua. Gli archeologi in seguito ne identificarono gli intricati ingranaggi e le iscrizioni, rivelandone la funzione di antico calcolatore astronomico del tempo, in grado di stupire il mondo per complessità e sofisticatezza, percolando irresistibilmente nella cultura pop. Da von Daniken al Dottor Who, da Zio Paperone a Indiana Jones e il Quadrante del Destino, il meccanismo è divenuto nel corso degli anni un irresistibile simbolo di un’eccellenza scientifica dimenticata, se non addirittura della tecnologia aliena. Oggi i frammenti del Meccanismo di Antikythera sono esposti al Museo archeologico nazionale di Atene, e lavori scientifici sull’artefatto appaiono regolarmente in letteratura, svelando una storia tanto più interessante quanto più lontana dall’esoterismo e dalle innecessarie ipotesi extraterrestri o atlantidee.
Gli intricati ingranaggi, assi, scale e indicatori in bronzo venivano infatti utilizzati per prevedere le fasi lunari, la posizione del Sole sull’eclittica, le eclissi solari e lunari (giorno e ora), la posizione dei pianeti e i giorni di vari calendari, a dimostrazione dell’avanzata conoscenza ingegneristica e astronomica del periodo ellenistico.
Lo stato della ricerca
La strana macchina, dotata di ingranaggi, assi, bilance e iscrizioni, ha attirato l’interesse dei ricercatori fin dalla sua scoperta. Le iscrizioni suggeriscono che sia stata costruita intorno al 150-100 a.C, probabilmente sull’isola di Rodi, dalla stessa scuola di pensiero – ed evidentemente di ingegneria – che produsse il filosofo Posidonio e l’astronomo Gemino.
La ricerca in corso continua a svelarne la precisa struttura. Ioannis Svoronos e Albert Rehm hanno espresso la loro opinione su questo dispositivo unico tra il 1902 e il 1907. Ioannis Theofanidis ha tentato la ricostruzione del meccanismo nel 1934. Derek J. de Solla Price, tra gli anni ’50 e ’70, ha condotto studi pionieristici, proponendo che si trattasse di un antico computer analogico. Michael Wright tra gli anni Ottanta e Duemila, ha poi approfondito la comprensione del suo meccanismo di ingranaggi e della sua funzionalità utilizzando la tomografia computerizzata.

Dettagli tecnici e ruote dentate del meccanismo in uno degli espositori della mostra al Museo astronomico e copernicano. Crediti: Inaf
La nuova indagine sul meccanismo su iniziativa dei professori Mike Edmunds (Università di Cardiff, Regno Unito), John H. Seiradakis (Università Aristotele di Salonicco, Grecia) e Xenophon Moussas (Università nazionale kapodistriana di Atene, Grecia), in collaborazione con il Museo archeologico nazionale di Atene, hanno avviato nel 2003-2004 il Progetto di ricerca sul meccanismo di Antikythera (Amrp): un grande e pesante tomografo a raggi X è stato utilizzato per svelare i segreti interni dei frammenti del meccanismo di Antikythera. L’Amrp ha fatto luce su molti aspetti sconosciuti e interrogativi irrisolti che avevano tormentato gli scienziati per molti anni (generandone di nuovi).
Negli ultimi anni l’eredità dell’Amrp è stata raccolta dal team Frame (Functional Reconstruction of the Antikythera Mechanism), che sulla base delle immagini X ha ricostruito tutte le parti in bronzo del meccanismo in un’officina meccanica dedicata, assemblandole e creando una serie di ricostruzioni funzionali di alta qualità. Gli ingranaggi, gli alberi e gli assi sono stati costruiti utilizzando semplici macchine utensili manuali ed elettriche convenzionali, senza l’uso di controllo numerico (Cnc), al fine di studiare/ricostruire il metodo di realizzazione dei componenti da parte degli antichi artigiani. Il team è composto da ricercatori volontari guidati da Aristeidis Voulgaris uniti da una visione condivisa: far luce sulla verità storica del meccanismo di Antikythera. Per raggiungere questo obiettivo, il gruppo si dedica alla ricerca storica e alla sperimentazione meccanica, con l’intento di ricreare il funzionamento effettivo del meccanismo senza ipotesi né compromessi.

Aristeidis Voulgaris, Il principal investigator del Frame Project, mentre illustra ai visitatori le tecniche di lavorazione del meccanismo durante la preview della mostra al convegno Insap di Roma (5-10 ottobre) nel Museo astronomico e copernicano di Monte Mario. Crediti: Inaf
La mostra “Ingranaggi Celesti. Il meccanismo di Antikythera e la sua eredità”
Per la prima volta la ricostruzione funzionale approda fuori dalla Grecia e incontra il grande pubblico della Capitale grazie all’ospitalità del Museo astronomico e copernicano dell’Inaf – Osservatorio astronomico di Roma e alla collaborazione del team di Frame. Una copia funzionante del meccanismo di Antikythera sarà esposta dal 7 novembre 2026 al 21 aprile 2027 in due sale di Villa Mellini insieme ad altre affascinanti ricostruzioni e ad oggetti che ne sono vicini o lontani eredi tratti dalle collezioni del Museo.
La mostra ricostruirà le origini dell’artefatto, il suo funzionamento, le più recenti teorie sul suo utilizzo e la grande tradizione di meccanica astronomica che ne è scaturita con lunghissimo e difficilmente spiegabile ritardo, espandendosi nel Mediterraneo e toccando in più occasioni anche l’Italia. Così tra modelli funzionanti, insospettabili utensili meccanici, astrolabi, orologi, orreries e antichi volumi si potranno finalmente svelare i misteri di un oggetto leggendario, ancora avvolto dalle ombre.
Giorno e orari di visita (soggetti a variazioni) sono al momento il sabato per turni a partire dalle ore 11.00. L’accesso è consentito solo su prenotazione, da effettuarsi entro le ore 08.00 del venerdì precedente il turno desiderato. Non c’è biglietteria sul posto, è necessario prenotare online sul sito del Sistema Museo. Costo dei biglietti: €10.00 (intero), €8.00 (ridotto), €5.00 (ragazzi 6-18 anni non in visita scolastica). Per visite di gruppo o scolastiche, inviare un’email di richiesta a prenotazioni.cultura@orologionetwork.it.
Guarda su MediaInaf Tv il video di Claudia Sciarma (del 2022):






