POTREBBERO ESSERE I PRIMI DI UNA LUNGA SERIE

Due satelliti che ci mancavano

Scoperti due nuovi satelliti della Via Lattea. Si tratta di una piccola galassia e di un ammasso globulare, ribattezzati rispettivamente Acquarius IV e Rubin-Gc1. La scoperta è stata compiuta con il Vera Rubin Observatory nell'ambito della Large Survey of Space and Time. In futuro l'osservatorio potrebbe scoprire nuovi oggetti con caratteristiche simili, che fornirebbero importanti dettagli sulla materia oscura

     03/11/2026

Dello stuolo di satelliti che attornia la Via Lattea ce n’eravamo persi due: mancavano all’appello una piccola e fievolissima galassia e un ammasso di stelle cosparso di polvere. È quanto risulta da una coppia di nuovi studi pubblicati su Research Notes of the Aas e su The Astrophysical Journal Letters. A guida del lavoro su Acquarius IV, la flebile galassia di cui non c’eravamo accorti, c’è William Cerny, studente di astronomia alla Graduate School of Arts and Sciences dell’Università di Yale, in Connecticut. A beccare i due satelliti mancanti ci ha pensato il Vera Rubin Observatory, col suo telescopio da 8,4 metri entrato in funzione lo scorso anno.

«Ciò che trovo particolarmente entusiasmante è che queste scoperte rappresentino solo l’inizio per l’osservatorio Rubin. Se, già con i soli dati preliminari, l’osservatorio è in grado di individuare sistemi così deboli e difficili da rilevare, la sua indagine completa, che durerà dieci anni, ci regalerà senza dubbio molte altre scoperte di satelliti della Via Lattea», prevede Cerny. «Questi nuovi satelliti ci offriranno inedite opportunità per mettere alla prova i modelli di formazione delle galassie, ricostruire la storia dell’assemblaggio della Via Lattea e indagare la natura della materia oscura».

L’Osservatorio Vera Rubin in Cile che ha visto per primo i due nuovi satelliti della Via Lattea. Crediti: RubinObs, NoirLab, Slac, Nsf, Doe, Aura, A. Pizarro D.

La “indagine completa” a cui allude lo scienziato è la Legacy Survey of Space and Time (Lsst), una campagna osservativa dell’Osservatorio Rubin che fotograferà ripetutamente l’intero cielo australe nell’arco di dieci anni, avvalendosi della sua impareggiabile fotocamera da 3200 megapixel, la più grande mai costruita. L’ambizioso programma ha avuto inizio a giugno e consentirà di ottenere una sorta di vastissimo film del firmamento australe che ne mostrerà le variazioni nel corso degli anni.

Tra gli obiettivi scientifici di Lsst c’è la mappatura dell’alone della Via Lattea – una gigantesca struttura di gas, stelle e materia oscura in cui è immersa la nostra galassia. Mappatura che sarà capace di evidenziare sottostrutture, gruppi di stelle e piccole galassie attualmente non censiti. I due oggetti scoperti da Cerny e collaboratori potrebbero dunque essere i primi di una lunga serie. Secondo alcune teorie potrebbero esserci centinaia di satelliti attorno a galassie come la nostra.

La galassietta Acquarius IV si trova a oltre 350mila anni luce dalla Terra, nelle lontane periferie della Via Lattea. Il secondo oggetto scoperto è un ammasso globulare – congregazione di stelle di forma sferica – avvolto dalla polvere e situato nella regione a noi più distante della nostra galassia. La scoperta di Rubin-Gc1 – questo il nome che è stato attribuito all’ammasso, il primo scoperto dall’Osservatorio Rubin – è stata guidata da Aashay Pai dell’Università di Chicago. I dati analizzati dai ricercatori sono stati ottenuti tra aprile 2025 e gennaio di quest’anno e coprono il 7 per cento del cielo notturno.

Una mappa della Via Lattea e dei suoi dintorni ottenuta con il satellite Gaia. I dati dell’Osservatorio Rubin che hanno consentito la scoperta coprono la zona rossa dell’immagine. I due nuovi satelliti della Galassia sono mostrati nei due riquadri. L’ammasso globulare Rubin-GC1 è ben visibile nel riquadro arancione. La fievole galassia Acquarius IV, molto più distante dell’ammasso, invece si scorge a malapena. Crediti: Nsf-Doe Vera C. Rubin Observatory, NoirLab, Slac, Aura, Esa, Gaia, Dpac, W. Cerny

«Individuare nuovi satelliti della Via Lattea nei dati dell’Osservatorio Rubin è stata, per gran parte della mia carriera, un’entusiasmante prospettiva futura», commenta Marla Geha, coautrice di entrambi gli articoli. «È straordinario che tutto ciò sia ora diventato realtà».

La scoperta potrebbe fornire dettagli importanti sulla materia oscura, l’invisibile componente che costituisce oltre un quarto dell’universo. Galassie fioche e diffuse come Acquarius IV sono pregne di questa elusiva sostanza. L’Osservatorio Rubin potrebbe fornire informazioni cruciali su quelle che sono fra le galassie più difficili da svelare nell’universo.

«Queste scoperte sono incredibilmente promettenti», conclude Geha. «Ulteriori identificazioni ci consentiranno di completare il censimento delle galassie satelliti attorno alla Via Lattea, un elemento chiave per comprendere come si formino le galassie più deboli».

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