LO STUDIO È PUBBLICATO SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL LETTERS

Tira aria di tempeste solari, attorno ai buchi neri

I telescopi spaziali Xrism e Xmm-Newton hanno rilevato per la prima volta l’impronta di un’eruzione da riconnessione magnetica e dell’effetto Neupert attorno a un buco nero supermassiccio nella galassia Ngc 3783, dimostrando che il meccanismo responsabile delle tempeste solari è lo stesso che alimenta i violenti brillamenti nelle corone dei nuclei galattici attivi.

     22/10/2026

Siamo abituati a leggere bollettini sulle tempeste solari, le potenti eruzioni di raggi X accompagnate da venti di particelle cariche espulse dalla corona del Sole nel Sistema solare. Ma è possibile che un fenomeno analogo si verifichi attorno a un buco nero?

Un nuovo studio, guidato da ricercatori della Facoltà di fisica del Technion (l’Istituto di tecnologia israeliano) e pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, presenta la prima prova osservativa dell’esistenza di eruzioni del tutto simili alle tempeste solari nei pressi di un buco nero supermassiccio. Il fenomeno è stato individuato nel cuore della galassia Ngc 3783.

Nel Sole, le espulsioni coronali di massa (Cme) nascono dalla conversione di energia magnetica in energia cinetica attraverso un processo noto come riconnessione magnetica. Ebbene, l’analisi dei dati emessi nei raggi X e raccolti dai telescopi spaziali Xrism e Xmm-Newton ha permesso di rilevare per la prima volta eruzioni da riconnessione magnetica e una Cme nella corona di un buco nero. In questo ambiente estremo, il ruolo analogo a quello delle espulsioni di massa coronale viene svolto dai cosiddetti Ultrafast Outflow (Ufo), potenti deflussi di materia ultraveloci.

Rappresentazione animata del flusso lungo le linee del campo magnetico. Crediti: Vardi et al.

La presenza di una corona nei nuclei galattici attivi (Agn) era già nota per analogia con quella stellare, e si ipotizzava che il meccanismo di riscaldamento fosse proprio la riconnessione magnetica. Tuttavia, non ne era mai stata ottenuta una prova diretta.

Monitorando l’evento, il team di ricerca ha identificato per la prima volta attorno a un buco nero – quello nel cuore di Ngc 3783, appunto – l’effetto Neupert: una caratteristica firma temporale (scoperta sul Sole nel 1968) in cui l’evoluzione dei raggi X “duri” correla con la derivata temporale dei raggi X “molli”. Questo comportamento dimostra che il flare è alimentato dalla riconnessione magnetica, confermando che i medesimi processi fisici fondamentali che guidano il meteo spaziale del nostro Sole si verificano anche negli ambienti estremi che circondano i buchi neri supermassicci.

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