SPECIALE ECLISSI: PAROLE E IMMAGINI DA LA CORUÑA (PUNTATA #1)

Quando ci si mette in viaggio per qualcosa

Dal 10 al 14 agosto documenteremo l’eclissi totale di Sole anche con un reportage da La Coruña, in Galizia. Nella città protesa sull'Oceano Atlantico il massimo dell'eclissi avverrà alle 20:28 di mercoledì e sarà visibile con un’elevazione di dodici gradi rispetto all’orizzonte. Questa è la prima puntata del reportage

     10/08/2026

Mentre mi dirigo verso La Coruña, nel nord della Spagna, con l’intento di documentare l’eclissi totale della nostra stella che si verificherà dopodomani sera, rifletto su tutte quelle volte in cui ci si mette in viaggio per qualcosa. Nello specifico, qualcosa di non facile realizzazione. Quando, insomma, si parte e ci si arrischia in tentativi azzardati, imprese di dubbia natura, al limite dello sfacciato, spedizioni senza promesse di riuscita.

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Bari-Palese. Noto è il luogo da cui si parte – a volte, nemmeno quello. Quale, invece, la destinazione? Crediti: F. Loiacono/Media Inaf

Questo mi ha riportato ai miei diciott’anni, all’ardimentoso viaggio che intrapresi con mio padre da Bari a Firenze per assistere a Fiorentina-Liverpool, partita di calcio nella fase a gironi di Champions League, in un giorno d’autunno di un remoto 2009. Meno di dieci giorni prima la Fiorentina era capitolata all’Olimpico sotto i colpi di Totti e De Rossi. Il Liverpool era quello di Torres, Gerrard e Mascherano, e non serve aggiungere altro.

Questo viaggio – quello di oggi – mi fa pensare a quell’altro perché ciò che li accomuna è l’esito improbabile che si va cercando. All’epoca: una vittoria contro una delle massime espressioni del calcio inglese e internazionale. Stavolta, l’ambizione di assistere all’oscuramento del nostro astro da parte del disco lunare, al crepuscolo di un giorno di agosto. Fenomeno che a La Coruña si verificherà alla miserabile altezza di dodici gradi sull’orizzonte, e pertanto facilmente esposto a un’ulteriore eclissi da parte di innumerevoli ostacoli terrestri. Esperienza che viene ricercata non in un luogo asciutto, in qualche zona dell’entroterra spagnolo, certamente più consona a cieli tersi – e dove, avvedutamente, mi pare si stiano recando tutti quelli a cui chiedo – ma in una città esposta ai capricci dell’Oceano Atlantico. Località eletta in maniera assolutamente non ponderata – come la maggior parte delle scelte compiute dalla sottoscritta, forse per una sorta di avversione ai calcoli attenti, calcoli su cui il mio lavoro di astronoma si basa, e che mi è necessario abolire in tutte le altre faccende della mia vita – se non per il fatto di trovarsi nella fascia di totalità, e per il desiderio di realizzare un reportage sull’evento astronomico in un luogo di mare.

In verità, la pur esigua altezza dell’eclissi sull’orizzonte è maggiore di otto gradi rispetto al sud della Spagna, il che rende La Coruña uno dei posti geometricamente meglio disposti per la contemplazione del fenomeno nella penisola iberica. Se favorita dalla geometria, meno giova alla città galiziana la posizione oceanica. Ubicazione in virtù della quale è altamente probabile che l’umidità si manifesti, la foschia all’orizzonte si stenda spietata, un addensarsi di nuvole incomba, o che qualche altro fatto cospiri alla mancata visione di un evento che sarà obiettivamente difficile da osservare, anche ponderando tutto – perlomeno dalla Spagna, per gli elementi detti sopra. Ma pure dall’Islanda, certamente più fortunata in termini di altezza dell’allineamento astronomico in oggetto, ma molto meno, almeno sulla carta, in fatto di cieli sereni.

Le probabilità di riuscita sono minime. E ciononostante si parte comunque. Quante volte lo abbiamo fatto?

La mia modesta impresa me ne ricorda un’altra, ben più ambiziosa e che pure attiene a fatti astronomici, impresa mirabilmente raccontata da Leonardo Piccione in un libro di qualche anno fa – una recensione si legge qui. Quella dell’astronomo Guillaume Le Gentil, che si recò in luoghi remoti per osservare un fenomeno che in verità a un’eclissi rassomiglia assai. In astronomia viene detto transito, ovvero il passaggio di un corpo celeste – nella fattispecie, il pianeta Venere – davanti a un altro corpo celeste – il Sole, nella vicenda raccontata, come nell’eclissi di dopodomani. La posta in gioco era altissima: la misura di Le Gentil avrebbe portato niente meno che alla stima, ignota nel Settecento, delle dimensioni del Sistema solare.

Due volte ebbe la possibilità di mirare l’agognato evento e due volte la mancò. Burrasche, conflitti, personaggi ostili e una «nuvola fatale» fra gli elementi che congiurarono alla mancata visione del passaggio di Venere sul disco solare. Lo sventurato astronomo nei suoi diari annoterà: «Questo è il fato che talvolta attende gli astronomi. Avevo percorso più di diecimila leghe, attraversato innumerevoli mari. Mi ero esiliato dalla mia patria per essere infine spettatore di una nuvola fatale che venne a piazzarsi davanti al sole nel momento esatto delle mia osservazione, per derubarmi dei frutti delle mie pene e delle mie fatiche…»

Cosa impariamo dalle nostre imprese mancate? Dal disallineamento fra esito e aspettativa? Dall’ineliminabile sfasatura fra le nostre manie di perfezione e gli individui maldestri che siamo? Dal dover accettare che ogni misura, anche la più accurata, è soggetta ad un errore?

Pur risiedendo a Bologna da oltre un decennio, il luogo di partenza è Bari, la mia città natale. Come quella volta. Diciassette anni dopo mio padre mi saluta sulla porta di casa.

Quella volta a Firenze, come forse qualcuno rammenterà, la partita si concluse con un invaticinabile 2 a 0 da parte della Fiorentina, in un’irripetibile notte di fine settembre. Per me fu gioia immensa dopo uno dei periodi più bui della mia vita. Soprattutto, fu capire che gli esiti non sono già scritti, ma che si possono costruire. E che partire, provare, anche trasferte scellerate come quella – agli occhi dei miei compagni di classe di un liceo del centro di Bari, nell’anno di rinfervorato e straripante entusiasmo attorno alla squadra cittadina, neopromossa in Serie A dopo otto anni – trasferte scellerate agli occhi dei miei compagni ma mai ai miei, vale sempre la pena. Forse è facile dirlo dopo una vittoria. E forse un po’ ci ho preso il vizio.

«Hai vinto al Superenalotto, Federì».

Come finirà questa volta?


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