LO STUDIO DI UC IRVINE SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL

C’è aria di abitabilità, là nella Giraffa

Nuove osservazioni mostrano che l’esopianeta Gj 3378b, a 25 anni luce da noi, ha una massa pari a 2,3 volte quella terrestre: la metà di quanto stimato in precedenza. Caratteristica che, unita alla posizione nella zona abitabile di una nana rossa, aumenta significativamente la probabilità che si tratti di un mondo roccioso e ospitale, rendendolo un bersaglio ideale per la futura caccia alle biofirme

     03/07/2026

Si trova a “soli” 25 anni luce da noi, in direzione della costellazione settentrionale della Giraffa (Camelopardalis), Gj 3378b: un esopianeta che potrebbe avere più affinità con la Terra di quanto ipotizzato finora. Osservato con l’Hobby-Eberly Telescope del McDonald Observatory, il pianeta orbita attorno a una piccola stella fredda – una nana rossa – all’interno della cosiddetta “zona abitabile”, ovvero la regione in cui le temperature planetarie potrebbero consentire l’esistenza di acqua liquida in superficie.

Rappresentazione artistica della vista dalla superficie dell’esopianeta di tipo “super Terra” Gj 3378b, situato nella zona abitabile. Il pianeta ha una massa minima di poco superiore a due volte quella terrestre e orbita attorno alla sua stella a una distanza tale da ricevere quasi la stessa quantità di luce stellare rispetto alla Terra. Il pianeta si aggiunge a una popolazione sempre più numerosa di potenziali mondi ospitali per la vita nell’universo vicino. Crediti immagine: Nikolai Berman/Uc Irvine

Le nane rosse appartengono alla classe di stelle più fredde dell’universo. Molto più piccole e meno luminose del Sole, appaiono spesso di colore rossastro, da cui il nome. Sono i corpi stellari più comuni della nostra galassia, il che le rende un obiettivo fondamentale nella caccia a esopianeti ospitali al di fuori del Sistema solare. Tuttavia, poiché le nane rosse emettono poca luce e i pianeti di tipo terrestre sono molto piccoli, questi mondi sono difficili da individuare e richiedono una strumentazione estremamente sensibile e specializzata. Per studiare Gj 3378b, il team di ricerca ha utilizzato lo spettrometro Habitable-zone Planet Finder, installato sull’Hobby-Eberly Telescope.

Lo strumento Habitable-zone Planet Finder durante l’installazione all’interno della sua camera bianca protettiva, nell’Hobby-Eberly Telescope presso il McDonald Observatory. Crediti: Guðmundur Stefánssonn/Penn State

Mentre il pianeta orbita, la sua forza gravitazionale attira a sé la stella ospite, creando una leggera oscillazione nel moto di quest’ultima, nota come wobble. Misurando questo minuscolo spostamento, è possibile calcolare la massa e l’orbita del pianeta. Lo strumento Habitable-zone Planet Finder è ottimizzato per studiare la luce infrarossa: più le stelle sono piccole, infatti, più sono fredde, e la maggior parte della loro energia viene emessa proprio in queste lunghezze d’onda.

Gj 3378b è ciò che gli addetti ai lavori definiscono una super Terra, ovvero un pianeta roccioso più grande del nostro, ma non così massiccio da trattenere un’atmosfera densa e schiacciante, letale per la vita sulla sua superficie. Quando è stato scoperto nel 2024, si stimava che il pianeta avesse una massa pari a circa cinque volte quella della Terra. Grazie a nuove e più precise osservazioni, guidate da Paul Robertson di Uc Irvine e pubblicate questa settimana su The Astrophysical Journal, il valore è stato ridimensionato a circa 2,3 masse terrestri. Questo nuovo dato aumenta notevolmente la probabilità che Gj 3378b sia effettivamente un mondo roccioso privo di quell’atmosfera densa e soffocante che ne avrebbe precluso l’abitabilità.

Le analisi hanno permesso di ridefinire anche il periodo orbitale del pianeta, riducendolo da 25 a 21 giorni. Sebbene si tratti di un’orbita minuscola paragonata a quella terrestre, questa estrema vicinanza è necessaria per mantenere il pianeta nella zona abitabile, dato che la stella ospite ha dimensioni pari a circa un terzo del Sole. Questa prossimità, d’altro canto, potrebbe anche esporre il pianeta a intense radiazioni stellari capaci di farne evaporare l’atmosfera; saranno quindi necessarie ulteriori osservazioni per comprendere le reali condizioni del pianeta.

Dal 2018, l’Habitable-zone Planet Finder supporta gli astronomi nel censimento dei pianeti al di fuori del Sistema solare che potrebbero ospitare la vita. Le analisi su Gj 3378b andranno ad arricchire il catalogo dei bersagli preferenziali per la prossima generazione di telescopi – come il Giant Magellan Telescope, l’Extremely Large Telescope e l’Habitable Worlds Observatory – che entreranno in funzione nei prossimi anni. Grazie a specchi giganti per la raccolta della luce, questi telescopi saranno in grado di osservare direttamente i pianeti extrasolari e andare a caccia delle prime, attesissime tracce di vita.

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