La suggestiva immagine che vedete qui sotto è l’Astronomy Picture of the Day (Apod) della Nasa di oggi, lunedì 22 giugno 2026: un’eco dal passato che ci parla del nostro futuro. È forse questo il destino che attende il Sole? Molto probabilmente sì.
Il primo indizio sul futuro del Sole fu scoperto per caso nel 1764. In quell’epoca, l’astronomo francese Charles Messier stava compilando un catalogo di oggetti diffusi, utile ai cacciatori di comete come lui per non confonderli con gli obiettivi della loro ricerca. Il 27esimo oggetto della lista di Messier, oggi noto come M27 o Nebulosa Manubrio, è una nebulosa planetaria: una delle più luminose del cielo, visibile con un binocolo nella costellazione della Volpetta (Vulpecula), una piccola e debole costellazione boreale situata nel cuore del Triangolo Estivo (delimitato da Vega, Deneb e Altair).
La luce di M27 impiega circa 1000 anni per raggiungerci, ed è stata ripresa in questa immagine con colori accentuati, dal rosso per l’idrogeno al blu per l’ossigeno, da Francesco Antonucci, astroimager amatoriale di lungo corso, che conta già una decina di Apod assegnate negli ultimi anni.
Oggi sappiamo che tra circa 6 miliardi di anni il Sole espellerà i suoi strati gassosi esterni formando una nebulosa planetaria simile a M27, mentre il nucleo residuo diventerà una nana bianca caldissima, sorgente di raggi X. La comprensione della fisica e del significato di M27 era però ben al di là delle possibilità della scienza settecentesca.
In realtà, ancora oggi molti aspetti delle nebulose planetarie restano misteriosi, tra cui il modo in cui si formano le loro intricate strutture…







