LO STUDIO PUBBLICATO SU THE ASTRONOMICAL JOURNAL

Il Seti esclude tecnofirme radio da 3I/Atlas

L'Istituto Seti ha utilizzato l'Allen Telescope Array per scansionare il visitatore interstellare 3I/Atlas nelle bande radio da 1 a 9 GHz alla ricerca di segnali tecnologici extraterrestri. I risultati hanno confermato che si tratta di una cometa naturale e dimostrato la rapidità di risposta della rete di monitoraggio terrestre

     08/06/2026

Nessuna tecnologia extraterrestre rilevata su 3I/Atlas: questo il risultato pubblicato sulla rivista The Astronomical Journal da un gruppo di ricerca del Seti Institute. L’analisi delle osservazioni radio condotte con l’Allen Telescope Array presso lo Hat Creek Radio Observatory, nella California settentrionale, ha mostrato la totale assenza di segnali riconducibili a trasmettitori extraterrestri, confermando che l’oggetto esibisce una composizione e un comportamento naturali simili a quelli di una cometa.

Scoperto a luglio 2025, 3I/Atlas è il terzo oggetto confermato proveniente da un altro sistema stellare a entrare nel Sistema solare, dopo 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. La sua origine interstellare rende 3I/Atlas una rara opportunità per studiare materiale esterno al Sistema solare e comprendere meglio come i sistemi planetari si formano ed evolvono. Sebbene le osservazioni indichino fortemente che 3I/Atlas sia un oggetto naturale, i visitatori interstellari sono interessanti per la ricerca di tecnofirme: un oggetto artificiale – per quanto improbabile – potrebbe rappresentare una tecnologia extraterrestre rilevabile e potenzialmente fornire la prima prova di vita oltre la Terra.

«Un giorno, le nostre navicelle Voyager diventeranno artefatti extraterrestri in altri sistemi stellari», osserva a questo proposito Sofia Sheikh, prima autrice dell’articolo. «Alla luce di ciò, è importante comprendere la distribuzione naturale degli oggetti interstellari, in modo da poter individuare eventuali anomalie che un giorno potrebbero rivelarsi segni della presenza di un oggetto interstellare artificiale».

L’Allen Telescope Array presso l’Osservatorio Radio di Hat Creek. Crediti: Seth Shostak/Seti Institute

Il team di ricerca ha osservato 3I/Atlas per più di sette ore con l’Allen Telescope Array, coprendo le bande radio da 1 a 9 gigahertz. Questa ampia gamma consente di cercare segnali radio a banda stretta, che non essendo prodotti in natura sarebbero la prova di una tecnologia. Sono stati identificati in totale quasi 74 milioni di segnali in questa banda e, dopo aver rimosso le interferenze umane e ristretto i segnali a quelli corrispondenti al movimento di 3I/Atlas, ne sono rimasti da analizzare circa duecento: tutti sono stati ricondotti a tecnologie sulla superficie terrestre o a satelliti in orbita attorno alla Terra.

Sebbene non siano stati trovati segnali riconducibili a tecnofirme, i risultati mostrano quanto sia realistico rilevare un segnale con la tecnologia che abbiamo oggi. Lo studio, inoltre, dimostra anche la rapidità di risposta dell’Allen Telescope Array nei confronti dei nuovi oggetti interstellari: le osservazioni sono iniziate, infatti, meno di un giorno dopo l’annuncio della scoperta di 3I/Atlas.

L’osservazione di questi corpi celesti aiuta gli scienziati a conoscere le proprietà naturali degli oggetti interstellari mentre viaggiano attraverso il Sistema solare. Man mano che vengono scoperti altri oggetti, ognuno di essi offre una nuova opportunità per sondare il cosmo alla ricerca di tecnofirme, facendo progredire la nostra comprensione dei fenomeni sia naturali sia potenzialmente tecnologici oltre il Sistema solare.

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